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10.08.2020

Droga e mafia, resta in carcere

La Dia ha sequestrato a Rosario Marchese beni per 15 milioni di euro
La Dia ha sequestrato a Rosario Marchese beni per 15 milioni di euro

Rosario Marchese non sconterà la pena per traffico di droga ai domiciliari sul lago di Garda. La Cassazione ha confermato la sentenza di primo e secondo grado per il 34enne di Gela respingendo anche la richiesta di accedere a una forma di detenzione alternativa al carcere avanzata dai legali dell’esponente di Cosa Nostra. L’istanza ruotava attorno alla circostanza che Marchese «ha da tempo iniziato un percorso di collaborazione con la giustizia, rendendo dichiarazioni agli inquirenti e di conseguenza si è assunto le proprie responsabilità», si legge nella sentenza. Secondo le risultanze del processo, il 34enne affiliato alla Stidda di Gela spacciava droga per conto della consorteria e gestiva le operazioni di riciclaggio del denaro frutto dell’attività criminale. I fiumi di denaro venivano utilizzate per acquistare nuove partite di droga, ma anche reinvestiti in attività apparentemente legali, anche sul lago di Garda. La Dia di Caltanissetta ha sequestrato beni e contanti per un valore di 15 milioni di euro riconducibili a Marchese che aveva in Valtenesi una sorta di filiale operativa. Fiancheggiatore del clan dei Rinzivillo, le indagini hanno definito Marchese «imprenditore e consulente finanziario specializzato in molteplici settori finanziari totalmente asservito alle relative esigenze operative». A lui erano affidate operazioni di «pulitura di ingenti quantità di denaro proveniente dalle attività illecite». Tra i beni sequestrati a Rosario Marchese figurano anche cinque immobili a Lonato, 50 rapporti bancari e un’unità locale a Desenzano. Ed è proprio in una villa in Valtenesi che l’esponente di Cosa Nostra aveva indicato come luogo in cui trascorrere i domiciliari. Ma la Cassazione ha respinto la richiesta. •

V.MOR.
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