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05.08.2020

Ecologisti in festa: «Mai più un’altra Castella»

Discarica Castella 2: il fronte ecologista ha vinto questa battaglia
Discarica Castella 2: il fronte ecologista ha vinto questa battaglia

Il Consiglio di Stato ha messo una pietra - anzi, un macigno - sul progetto della discarica Castella 2. Ma la sentenza peserà anche sulle future richieste di impianti di smaltimento rifiuti: i giudici hanno stabilito che l’impatto va valutato in forma cumulativa, tenendo cioè in considerazione gli altri fattori di stress ambientale del sito scelto per tumulare le scorie. L’ENCLAVE tra Buffalora e Rezzato, già pesantemente «soffocata» da attività ad alto impatto ambientale, bitumifici attivi o dismessi ed esposta all’inquinamento prodotto dalla vicina A4 e dalla tangenziale, non è compatibile con il trattamento di 905 mila metri cubi di rifiuti inerti, come previsto dal progetto di Garda Uno. I giudici hanno stigmatizzato le procedure di valutazione della Provincia, che ha autorizzato un progetto con una «carente istruttoria» e trascurato le indicazioni dell’Arpa «che aveva rimarcato le criticità che gravano sul comparto di Buffalora, delineando un quadro estremamente vulnerabile». «Il Consiglio di Stato ha riconosciuto la fondatezza dei dubbi manifestati in modo trasversale da tutti i Comuni e dalle associazioni - scrivono i circoli di Legambiente Brescia, Brescia Est e Lombardia -, e in particolare ha sottolineato i rischi legati alla localizzazione della discarica di rifiuti non pericolosi rispetto ad un contesto territoriale già gravemente pregiudicato a livello ambientale e sottoposto a fattori di rischio e di pressione fortemente impattanti. Da lungo tempo sottolineiamo la vulnerabilità ambientale dell’area al confine orientale della città - prosegue l’associazione ambientalista - e la necessità non solo di evitare l’aggiunta di ulteriori elementi di pressione, ma anzi di accelerare le indispensabili azioni di rigenerazione urbana e ambientale, come l’incremento e il consolidamento del Parco delle Cave». La bocciatura del Consiglio di Stato rappresenta «uno smacco per le politiche industriali di Garda Uno - sottolinea Filippo Grumi del comitato Gaia di Gavardo - che ha dato inizio alla “colonizzazione” dei territori per metterli al servizio del lago. Prima la discarica di Rezzato, ora il depuratore a Gavardo e Montichiari. Questo stop blocca i piani di chi pensa di poter gestire a piacimento tutta la provincia per perseguire il proprio interesse». Da parte di Garda Uno nessun commento alla bocciatura del progetto. I vertici si sono limitati a un laconico «no comment». •

Cinzia Reboni
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