industria e ambiente

Feralpi, un piano da 400 milioni per la sostenibilità

di Manuel Venturi
Il gruppo di Lonato prevede investimenti straordinari entro il 2026: obiettivo su impianti, rinnovabili e taglio significativo della CO2. Le incertezze frenano il 2022, ma la famiglia Pasini archivia un 2021 da record, con ricavi oltre quota 1,9 miliardi e profitti a 155,8 milioni di euro
Lo stabilimento di Lonato
Lo stabilimento di Lonato
Lo stabilimento di Lonato
Lo stabilimento di Lonato

Feralpi firma un anno record e rilancia con oltre 400 milioni di euro di investimenti straordinari fino al 2026 in ottica green. Il gruppo - tra i leader in Europa nella produzione di acciai per edilizia; protagonista anche in altri ambiti - che fa riferimento alla Feralpi Holding spa, con base a Lonato del Garda e guidata dalla famiglia Pasini (i dipendenti al 31 dicembre scorso sono 1.749, cresciuti a 1.826 dopo l'operazione in Spagna), archivia l'anno migliore di sempre: il 2021 chiude con un fatturato consolidato di 1,928 miliardi di euro, +55,7% sul 2020 e +48% su 2019, superando la soglia dei 2 miliardi come valore della produzione.

Un traguardo legato all'aumento dei prezzi dell'energia e delle materie prime, che ha avuto una ripercussione sui prezzi di vendita, ma che beneficia anche della crescita in termini volumi siderurgici a 2,62 milioni di tonnellate (+5,6%). Molto positivi anche gli altri indicatori: l'ebitda si attesta a 271,7 milioni di euro (73,7 mln nel 2020, 125,1 mln l'anno prima), l'utile netto a 155,8 milioni, contro i 5,45 mln dell'anno del Covid e i 40,8 mln del 2019.

Gli investimenti di periodo rimangono stabili a 55,99 mln (55,59 nel 2020 e 54,5 nel 2019).

I risultati sono stati presentati dal presidente Giuseppe Pasini, affiancato dai fratelli Cesare (vice presidente) e Giovanni (consigliere delegato) e dal direttore finanziario Vincenzo Maragliano. «Il bilancio è maturato in un contesto di forte evoluzione fin dagli ultimi mesi del 2021». Il capitale investito netto è di 801 milioni, «finanziato per oltre l'80% dal patrimonio netto e per quasi il 20% dalla posizione finanziaria netta, scesa da 145,9 mln a 125,1 mln - ha sottolineato il direttore finanziario -. Questa stabilità si è rafforzata ulteriormente ed è un buon punto di partenza per il piano industriale 2022-26».

I tre fratelli Pasini: Cesare, Giuseppe e Giovanni
I tre fratelli Pasini: Cesare, Giuseppe e Giovanni

Il business plan punta ad «ampliare il portafoglio prodotti con una base di costi più efficiente, una maggiore flessibilità anche commerciale e una più forte verticalizzazione - ha spiegato il presidente -. Dobbiamo cercare di eliminare dove possibile le emissioni di CO2».

Dei 400 milioni, 229 mln serviranno per una nuova linea di laminazione nello stabilimento tedesco Feralpi Stahl di Riesa, che a regime aumenterà la capacità produttiva del 30% e permetterà un risparmio di 25 mila tonnellate all'anno di emissioni dirette di CO2, grazie all'eliminazione del forno a metano con uno ad induzione. Il nuovo laminatoio, realizzato con Danieli, dovrebbe entrare in funzione a metà 2024 e «lo stesso vogliamo fare qui a Lonato, appoggiandoci a un impianto già esistente», ha evidenziato Giuseppe Pasini, indicando l'obiettivo di altre 26 mila ton/a di CO2 in meno per gli stabilimenti italiani, in cui fino al 2026 verranno investiti 80 milioni di euro. L’altra grande sfida è rappresentata dall'impianto fotovoltaico su cui Feralpi investirà 116 mln «per raggiungere una produzione di 200 milioni di KW/h, il 20% del nostro consumo in Italia, entro il 2026 - ha spiegato Giovanni Pasini -. Rimangono le difficoltà per le autorizzazioni, qualcosa si è sbloccato grazie al governo ma non basta: è un impegno ancora più strategico a fronte dell'aumento dei costi dell'energia, che deve andare di pari passo con l'installazione di rigassificatori perché il metano sarà ancora fondamentale a lungo».

La strada indicata è quella del biometano, senza dimenticare «idrogeno e nucleare di ultima generazione, anche se si tratta di un percorso a medio termine e difficile», ha sostenuto l'ex leader di Confindustria Brescia. Il 2022 è partito sulla scia del 2021 nei primi tre mesi. Ma «da aprile abbiamo iniziato a perdere volumi di vendita, anche in doppia cifra - ha svelato Giuseppe Pasini -. E per il secondo semestre c'è grande incertezza, quasi sicuramente alcune aziende sospenderanno l’attività se saranno confermate le previsioni relative a un ulteriore aumento dei prezzi dell'energia». Il gruppo ha presentato anche la terza dichiarazione consolidata di carattere non finanziario: il valore per gli stakeholder ammonta a 336,2 mln di euro, con il 47% reinvestito nel capitale aziendale; il contributo a sostegno delle comunità è di 3,5 mln. La Dnf prende in esame tutti i temi Esg, misurando l'intera catena di valore.