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11.01.2020

Guerra del coregone I professionisti a difesa della deroga

Qualcosa comincia a muoversi sulle sponde del lago di Garda: tra mercoledì e ieri sera i primi coregoni sono finiti nelle reti dei pescatori professionisti bresciani. Ma sono ancora pochi, e pochi gli esemplari femmina e le uova: dunque la Regione ha deciso di prorogare il divieto di pesca fino al 22 gennaio, quando invece lo stop era fissato solo fino al 15, proponendo altre tre uscite in deroga per i professionisti, che andranno ad aggiungersi alle ultime due già programmate per lunedì e martedì. La pesca in deroga viene autorizzata dalla Regione nel periodo della cosiddetta «frega», quando i pesci si avvicinano alla riva per riprodursi, ed è finalizzata al recupero di uova fecondate da consegnare poi agli incubatoi. In provincia di Brescia sono 38 i pescatori professionisti autorizzati al prelievo. E sono proprio i professionisti a rispondere alla polemica sollevata in questi giorni da tre associazioni di pesca sportiva, capitanate dall’associazione Tirlindana: in una lettera inviata agli assessori regionali di Lombardia e Veneto i pescatori sportivi chiedevano di poter limitare a quattro le uscite in deroga dei professionisti, «moderando il prelievo eccessivo della specie e monitorando il pescato di ogni singolo pescatore autorizzato». Una scelta, scrive la Tirlindana, che permetterebbe alla Polizia provinciale di avere «più personale disponibile per esercitare sui siti di frega i controlli del dilagante fenomeno del bracconaggio». I pescatori professionisti del basso Garda, dalla Valtenesi a Desenzano, difendono invece l’operato delle amministrazioni regionali e provinciali, sottolineando che «anche in questi giorni la frega dei coregoni è in ritardo, come ormai da qualche anno, probabilmente a causa del cambiamento climatico». Proprio a Desenzano l’acqua del lago lunedì raggiungeva ancora i 9 gradi. Sulle uscite di pesca in deroga, i professionisti riferiscono che «come sempre è stato, continuano solo finché mancano le uova». •

A.GAT.
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