Il tempio della
disco è una
«cattedrale» di degrado e rovine

Quel che resta della storica discoteca aperta alla fine degli anni ’80Le macerie della struttura coperte da scarti di edilizia abbandonatiLe reti di protezione vengono tagliate sistematicamente si  moltiplicano gli scarichi abusivi di rifiuti La consolle dei  dj è ridotta in rovina: lo specchio del degrado. I progetti di recupero non sono mai decollati
Quel che resta della storica discoteca aperta alla fine degli anni ’80Le macerie della struttura coperte da scarti di edilizia abbandonatiLe reti di protezione vengono tagliate sistematicamente si moltiplicano gli scarichi abusivi di rifiuti La consolle dei dj è ridotta in rovina: lo specchio del degrado. I progetti di recupero non sono mai decollati
Quel che resta della storica discoteca aperta alla fine degli anni ’80Le macerie della struttura coperte da scarti di edilizia abbandonatiLe reti di protezione vengono tagliate sistematicamente si  moltiplicano gli scarichi abusivi di rifiuti La consolle dei  dj è ridotta in rovina: lo specchio del degrado. I progetti di recupero non sono mai decollati
Quel che resta della storica discoteca aperta alla fine degli anni ’80Le macerie della struttura coperte da scarti di edilizia abbandonatiLe reti di protezione vengono tagliate sistematicamente si moltiplicano gli scarichi abusivi di rifiuti La consolle dei dj è ridotta in rovina: lo specchio del degrado. I progetti di recupero non sono mai decollati

Da santuario della movida del Garda degli anni ’90 a discarica di macerie. Il declino dell’ex discoteca Genux di Lonato è arrivato al punto di non ritorno. Durante il lockdown, approfittando della vulnerabilità del relitto immobiliare, si sono susseguiti gli abbandoni di scarti edili nel sito. Macerie provenienti da chissà dove che si sono accumulate a quelle della pista da ballo più «grande del mondo» come recitava lo slogan coniato per il varo del Genux nel 1989. Chiusa nel 2011 la discoteca dismessa è diventata una cattedrale del degrado: prima saccheggiata di quello che si poteva saccheggiare, poi trasformata in una sorta di immondezzaio. Le ordinanze comunale a carico dei proprietari si sono susseguite, ma nonostante la posa di una nuova recinzione l’ex Genux ha continuato a essere terra di nessuno. Ora è scattata una segnalazione alle autorità circa i potenziali rischi per l’incolumità delle persone che violando la legge entrano nel sito. Ma nel documento inviato anche ad Arpa e Provincia viene segnalato come la vicinanza della tangenziale sp 567 abbia incentivato l’abbandono di rifiuti edili. Si tratta per lo più di materiale inerte che andrebbero smaltiti in discarica. Tra le macerie spuntano anche sacchi dell’indifferenziata, copertoni, vetro e lamiere. Le rovine del Genux, non appena i cinema torneranno a funzionare a pieno regime, riprenderanno a creare disagi ai clienti della multisala King costretti ad attraversare parte del sito. Resta un miraggio la riconversione della sala da ballo con la capienza a 10 mila persone. I COSTI DELLA DEMOLIZIONE e bonifica della struttura scoraggiano ogni investimento privato, senza contare le difficoltà tecniche legate allo smantellamento delle piscine, che erano una delle principali attrazioni e oggi rappresentano una fonte di pericolo, soprattutto se l’area buia viene frequentata nelle ore notturne. E infatti al di là della questione ambientale caratterizzata dall’abbandono incontrollato di rifiuti, che non è stato fermato neanche dai cartelli affissi sulla rete, c’è anche il tema sicurezza. Tra calcinacci e pareti pericolanti è ormai è stato rubato di tutto: bicchieri, divani, frigoriferi e computer. Stesso discorso vale per il rame e la ghisa, estirpati tra saloni e uffici. Ma all’interno dell’ampio perimetro dell’ex Genux ci sono continue incursioni da parte di rom, che con i loro camper sostano nel parcheggio dietro, ma anche di altre persone che si danno appuntamento in questo non-luogo per passare inosservati. LA SECONDA VITA del Genux sarà uno dei temi che dovrà affrontare il prossimo sindaco di Lonato magari studiando incentivi urbanistici. Le soluzioni ventilate negli anni scorsi, da centro espositivo del lusso a una Legoland del Garda sono tramontate a causa della crisi immobiliare. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Valerio Morabito

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