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29.10.2020

Il turismo bresciano si aggrappa al tricolore

Siamo i migliori, anzi i meno peggiori: nell’anno nero del turismo, la provincia di Brescia è a livello lombardo tra quelle che hanno più limitato i danni e contenuto le perdite (superata nella statistica da Pavia e Sondrio, che non hanno però nemmeno lontanamente i nostri numeri assoluti) mantenendo in luglio e agosto i due terzi degli arrivi e delle presenze di una stagione «normale», con un calo nei due mesi centrali dell’estate limitato a poco più del 30% rispetto al 2019. QUESTI I NUMERI del turismo lombardo per luglio e agosto 2020, con un’avvertenza: il segno «meno» è ovunque, ma con ampie differenze. Dunque Brescia -32% di arrivi e -36% di presenze; Milano -77 e -74; Bergamo -57 e -48; Como -47 e -43; Cremona -59 e -31; Lecco -43 e -36; Lodi -45 e -37; Mantova -55 e -48; Monza Brianza -58 e -50; Pavia -24 e -18; Sondrio -21 e -20; Varese -61 e -51; media lombarda -58 e -49. Niente di bello per gli operatori turistici bresciani: le perdite sono pesanti e l’avvenire grigio. Ma da questi numeri, pubblicati ieri sul sito dell’Amministrazione provinciale di Brescia, si può imparare, capire i punti di forza e le potenzialità future. Due dati su tutto: i turisti italiani in vacanza nel Bresciano sono addirittura aumentati, sempre nel periodo luglio-agosto 2020, rispetto all’anno precedente e ai trend storici. Si registra in luglio un +12,9 di arrivi e +17,2 di presenze di italiani (mentre gli stranieri segnavano -63 e -64), per agosto si sale a + 13,7 e addirittura +32,6% di presenze, ovvero dei pernottamenti, di turisti italiani nelle strutture alberghiere ed extra alberghiere bresciane. La lezione qual è? Che c’è una grandissima potenzialità per crescere, o almeno per compensare con gli italiani il calo di stranieri, se la situazione dovesse perdurare. Perché attenzione: come dicono le cifre e l’esperienza di tutti gli operatori, qui di italiani in vacanza non se ne vedevano così tanti da mai. Basti pensare che sul Garda, vero motore del turismo bresciano, gli italiani erano stati nel 2018 una quota quasi residuale: solo il 31% degli arrivi e addirittura un misero 18% dei pernottamenti. Come dire che gli italiani quest’anno, causa limitazioni sui viaggi all’estero, hanno iniziato a scoprire il Garda e sarebbe bene che continuassero così. LA SECONDA LEZIONE di questi numeri, pur negativi, riguarda proprio il Garda, ovvero l’area che ha sofferto sì un calo pesante, ma statisticamente più contenuto. Vuol dire che le realtà più turisticamente strutturate, che hanno fatto promozione negli anni e negli anni si sono fatte un’immagine e una clientela, rispondono meglio alle crisi. Scrive infatti la Provincia di Brescia, presentando i dati pubblicati ieri: «Sono i turisti italiani che hanno scelto per le loro vacanze le località turistiche lombarde a compensare anche se non completamente, la caduta del turismo internazionale, con soggiorni di durata in media superiore al passato». E ancora: «Le località privilegiate dagli italiani sono state quelle lacuali, il Garda in particolare. Al contrario i territori più colpiti - fa notare la Provincia - sono ancora le città d’arte e quelle come Milano legate al turismo di tipo business». Segno che laghi e montagna hanno le armi per combattere e che un’indicazione per la tenuta del sistema c’è: far conoscere agli italiani le vacanze bresciane. •

Valentino Rodolfi
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