DESENZANO

La beffa ai consiglieri: «Restituite i ristori»

Abate e Lavo: «Penalizzati per il nostro ruolo civico»
Il municipio di Desenzano: beffa ai consiglieri comunali con partita Iva
Il municipio di Desenzano: beffa ai consiglieri comunali con partita Iva

Chi ha un negozio, un’attività o una partita Iva, ha ricevuto in questi mesi qualche somma a titolo di «ristori» Covid. Ma se è anche consigliere comunale dovrà restituire quei soldi, perché i compensi da «politico» sono considerati reddito e fanno perdere il diritto ai ristori. Questo anche se a Desenzano un consigliere prende soltanto un gettone di 21,99 euro, col quale non si può certamente campare. Una beffa e un’ingiustizia evidente: si spera che la norma venga corretta, ma intanto sono dolori. A Desenzano sono arrivate le raccomandate Inps sia a Paolo Abate, capogruppo di Desenzano Civica e titolare di una pescheria e di una trattoria a Rivoltella, sia a Massimiliano Lavo, capogruppo di Fratelli d’Italia e parrucchiere a San Martino: la stessa notifica potrebbe arrivare anche a Stefano Zani di «Idee in Comune», parrucchiere pure lui in centro a Desenzano. Chi ha già ricevuto la lettera dovrà restituire entro 30 giorni i 1.200 euro di ristori ricevuti a marzo e aprile, durante il primo lockdown: «Speriamo correggano il tiro, altrimenti sarebbe una vergogna- commenta Abate -. Posso capire i consiglieri regionali, i parlamentari o i sindaci, che hanno stipendi in alcuni casi piuttosto elevati, ma noi consiglieri comunali percepiamo un gettone di 21,99 euro per le sedute consiliari o le commissioni. Lo scorso anno io ho ricevuto poco più di 300 euro: vero che l’impegno in politica è una scelta, ma così ti fanno passare la voglia». Della stessa idea anche Lavo: «Già i rimborsi sono abbastanza ridicoli, per consigli comunali o commissioni che durano ore: volentieri ci siamo impegnati per la comunità - chiarisce correttamente Lavo - ma è inaccettabile dover restituire i ristori che già non bastavano a coprire le perdite. Speriamo si risolva, ma potevano pensarci prima». Ora il ministero del Lavoro ha diramato una nota esplicativa che potrebbe rimediare alla situazione, ma per ora l’intimazione è di pagare. •. A.Gat.