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19.05.2019

Cava dei veleni, il sindaco al contrattacco

I rilievi dell’Arpa sul Traversino: proprio l’Agenzia per l’ambiente ha rilevato i percolamenti in falda
I rilievi dell’Arpa sul Traversino: proprio l’Agenzia per l’ambiente ha rilevato i percolamenti in falda

«È mortificante per il ruolo di sindaco, ed è svilente per la dignità delle istituzioni, che notizie del genere vengano apprese soltanto leggendo i giornali». Lo ha detto con amarezza il sindaco di Lonato, Roberto Tardani, commentando ieri mattina in una conferenza stampa le notizie sul sequestro delle cave Vezzola e della discarica del Traversino, nel quadro di un’indagine per inquinamento ambientale che, secondo la Procura della Repubblica di Brescia, avrebbe rilevato anche la presenza di metalli pesanti ed elementi radioattivi nella falda situata sotto la discarica. NESSUNA informazione sull’inchiesta e sui risultati dei rilievi ambientali fatti svolgere dalla magistratura, lamenta il sindaco, è stata comunicata all’amministrazione cittadina. Ed è su questo che Tardani chiede trasparenza: «I cittadini mi fermano per strada, mi chiedono notizie sulla falda, vogliono sapere se l’acqua è sicura. Ma tutto quello che abbiamo letto sui giornali è stato fatto senza informare il Comune, nonostante il sindaco sia l’autorità competente in materia di sanità. Per questo - annuncia Roberto Tardani - ho scritto ad Arpa, Provincia, Regione, Ats, Corpo forestale dei carabinieri e Prefettura, chiedendo di essere informato nei dettagli sulle eventuali contaminazioni ambientali e sui profili di rischio per la salute». SULL’ACQUA, proprio ieri mattina, in Comune, è stato sottolineato che la situazione della falda del Traversino, che è in una zona periferica del territorio e le cui criticità sono abbastanza note da decenni, non incide sull’acquedotto comunale. Anche perché, come spiegato ieri mattina, «l’acqua viene costantemente monitorata dal gestore e dalle autorità sanitarie secondo i protocolli di legge». Sempre sulla questione Traversino, il sindaco e la sua Giunta hanno fornito alcuni chiarimenti oggettivi, fissando però anche un punto «politico» sulle polemiche di questi giorni: «L’area del Traversino - hanno ricordato il sindaco e il consigliere delegato Oscar Papa - era stata classificata come sito contaminato già nel 1982. Non ci risultano attività sul sito da almeno trent’anni e, da quando esiste quella discarica, a Lonato si sono susseguiti 17 sindaci: non ci sembra corretto che le opposizioni utilizzino questa vicenda per attaccare l’amministrazione attuale». SUI FATTI, il sindaco Roberto Tardani ha poi fornito un chiarimento che, se da un lato precisa la posizione del Comune, dall’altro apre invece nuovi interrogativi sul complesso della vicenda, a cui forse soltanto la chiusura delle indagini della Procura di Brescia potrà dare risposte. «Nel settembre del 2018 - ha ricordato Tardani - sul Traversino si è svolta una conferenza di servizi, in seguito a una richiesta di messa in sicurezza avanzata dalla proprietà, a cui hanno partecipato tutte le autorità competenti: non solo il Comune ma anche Provincia, Regione, Ats, Arpa. In quella sede era stato stabilito che il sito fosse in sicurezza, quindi è stato tolto dall’elenco dei siti contaminati. Dopo sette mesi invece - osserva Tardani - abbiamo trovato sui giornali le notizie che tutti avete letto». Fatto vero: soprattutto sulla scorta della relazione di Arpa, Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, in accordo con tutti gli enti competenti, il 19 settembre il Traversino è cancellato dall’elenco dei siti contaminati, valutando non vi sia rischio di ulteriore inquinamento. Ma quando poi, in dicembre, la Procura della Repubblica di Brescia dispone il sequestro probatorio dell’area, emerge una realtà differente. È SCRITTO nelle carte dell’inchiesta giudiziaria, testuale: «Il pubblico ministero ordinava dei carotaggi per verificare se, effettivamente, il sito celasse rifiuti inerti o se, come segnalato da fonti confidenziali, vi fosse invece la presenza di rifiuti pericolosi che percolavano nella falda. Purtroppo la segnalazione si rivelava fondata. La relazione tecnica prodotta proprio da Arpa rilevava la preponderanza di rifiuti non inerti che percolavano nella falda e dalle analisi dell’acqua emergeva l’inquinamento della stessa con metalli pesanti ed elementi radioattivi». Un percolamento, aggiungono dalla Procura, «ancora in atto». È insomma una vicenda complessa e non priva di domande aperte, che solo le indagini potranno chiarire. •

Valentino Rodolfi
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