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04.07.2019

I costi del recesso dai contratti: fino a un miliardo e 200 milioni

Alta velocità: secondo il ministero costerebbe troppo fermarla
Alta velocità: secondo il ministero costerebbe troppo fermarla

A tagliare la testa al toro è stata la valutazione di quanto costerebbe, per le cosiddette «penali», decidere che niente, l’opera non si fa: il responso, nelle carte pubblicate ieri, oscilla da un minimo di 483 milioni fino a un miliardo e 200 milioni di cifre da pagare per non fare l’opera. PER IL TRATTO Brescia Verona, l’analisi tecnico-giuridica degli avvocati del ministero prevede due scenari, uno «ottimistico» e uno pessimistico: il recesso dagli impegni nei confronti delle imprese costerebbe nel primo caso 400 milioni e nel secondo 700. Per la Verona Padova, invece, si va da un minimo di 83 milioni fino a 500. Totale: un miliardo e due. Ma ecco nei dettagli le conclusioni dell’analisi tecnico giuridica, partendo dalla tratta bresciana fino a Verona. «Il consolidamento dei costi accertati e quindi il pagamento dello stato di avanzamento lavori (al 31 dicembre 2018 71,9 milioni di euro), oltre al pagamento dell’indennizzo forfettario del 10% dell’importo dei lavori (e con i caveat dovuti alla natura privatistica del rapporto negoziale), ossia 189 milioni di euro (soglia minima considerando il solo valore del primo lotto costruttivo) che, in relazione all’alea dei potenziali contenziosi, che potrebbero incidere in aumento fino al 20-30%, potrebbero attestarsi su complessivi 400-500 milioni di euro». Lo «scenario pessimistico» porta la somma a 700 milioni per la sola Brescia Verona: «Non può escludersi - scrivono i tecnici del ministero - che il recesso dal contratto determini, alla luce del carattere interdipendente dei lotti costruttivi (avvinti a un unico lotto funzionale), uno scenario pessimistico, che il calcolo della soglia del 10% abbia a riferimento il valore dell’intero primo lotto funzionale (2 miliardi e 499 milioni) attestandosi in una forbice che va dai 249 milioni di euro ai 700 milioni di euro». PER LA NA PADOVA, invece, lo «scenario ottimistico» non sarebbe un problema: il valore delle attività ad oggi compiute ammonta a soli 83 milioni di euro circa. Ma nello scenario pessimistico, è scritto nell’analisi, «l’importo dovrebbe essere maggiorato dell’indennizzo del 10% del valore delle opere come da contratto. In tale ipotesi l’indennizzo va parametrato nell’ammontare del lotto funzionale approvato pari a 2 miliardi e 713 milioni e, quindi, in definitiva aggiungendo ai costi di progettazione il 10% di tale ammontare, si giunge alla cifra di circa 271 milioni di euro. Ma in considerazione dell’alea che potrebbe verificarsi (con un aumento fino al 30%, come conseguenza dello svolgersi del contenzioso) finirebbe per attestare - così è scritto - in una prospettiva ulteriormente pessimistica, le somme dovute per lo scioglimento a 500 milioni». •

V.R.
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