CHIUDI
CHIUDI

26.03.2019

La luna, D’Annunzio e lo stupore di «Buzz»

Buzz Aldrin è un fegataccio, uno che ha camminato sulla luna, uno che senza battere ciglio si è fatto sparare nello spazio su un trabiccolo di navicella con tecnologie di 50 anni fa, sull’Apollo 11, la Bianchina delle astronavi. Insomma ne ha viste tante e non dovrebbe stupirsi più di niente. Eppure a pagina 21 del giornale c’è una sua foto con lo sguardo stupito, gli occhi che quasi schizzano dalle orbite (a lui che in orbita ci sa stare) mentre gli consegnano una pergamena con un motto dannunziano che parla di voli e di arditezza. Gliela consegna Morando Perini, ex sindaco di Lonato, che ha voluto far conoscere all’astronauta il Vate del Vittoriale. «Che ci faccio co’ sta cosa?», sembra chiedersi Aldrin, nel suo stupore gentile, con la pergamena in mano. Risposta: impara caro Buzz, che noi italiani sulla luna non siamo stati, ma volavamo quando tu, come dice il poeta, eri ancora «in culo a Giove».

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1