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03.08.2019

Tav, offensiva finale del fronte del «no»

La rete che traccia il perimetro del futuro cantiere TavIl Comitato del No è preoccupato per la sorte del sito di Lavagnone
La rete che traccia il perimetro del futuro cantiere TavIl Comitato del No è preoccupato per la sorte del sito di Lavagnone

I cantieri, quelli veri, ancora non ci sono. Ma sono già arrivati i bagni chimici, e a parte le reti (che ormai da giorni capeggiano sia a Lonato che a Desenzano, vicino all’autostrada) si vedono le tracce dei primi carotaggi, i cartelli che annunciano le bonifiche da eventuali ordigni esplosivi e residuati bellici, le segnalazioni – raccolte dai No Tav – dei primi tecnici e operai al lavoro. È questo il quadro della Tav Brescia-Verona che comincia a muoversi, davvero. A Lonato in località Campagna, dove troverà posto il maxi-cantiere logistico, e a Desenzano tra la trattoria La Rossa e il Borgo Machetto, non lontano dal sito archeologico del Lavagnone. Basta questo a raccogliere le prime perplessità sulla futura cantierizzazione, che in zona si traduce con la realizzazione della galleria (da oltre 7 chilometri) che collegherà Lonato e Desenzano. I No Tav ieri mattina sono tornati alla carica, annunciando due mesi di mobilitazione in vista del corteo del 5 ottobre, probabilmente a Lonato. Gli attivisti saranno presenti con banchetti e volantini nelle piazze, nelle sagre (a Desenzano e Lonato, ma anche a Castelnuovo) e poi a Peschiera per un flash mob al Santuario del Frassino, a Brescia per la festa al parco Ducos, oltre che con un porta a porta nelle case di residenti ed espropriandi. La sfida finale alla realizzazione di questo tratto dell’alta velocità è appena cominciata. La battaglia si annuncia davvero accesa «L’ACCELERAZIONE di questi giorni è il preludio ai cantieri, e quindi agli espropri – dicono i No Tav – e quindi ci aspettiamo anche i primi decreti per l’occupazione dei suoli. Per questo chiediamo alle persone che vivono il territorio di segnalare anomalie o irregolarità: la nostra campagna si chiamerà SOS Cantieri Tav, e riceveremo le segnalazioni sia sulle nostre pagine Facebook che via mail a info@notavbs.org». Sul tema delle 309 prescrizioni al progetto, molte delle quali non ancora ottemperate, i No Tav puntano il dito sulla questione antisismica: «Un paio di giorni fa c’è stata una piccola scossa anche a Pozzolengo, e sul Garda ce ne sono tante – continuano gli attivisti – Dunque è assurdo che si vada avanti con un’opera che non rispetta le norme, quando ai privati con una progettazione così non farebbero nemmeno costruire una casa». Qualche chilometro più in là, a Desenzano, c’è il sito archeologico del Lavagnone. Forse non sarà più assediato dai cantieri, ma dai camion invece sì: è questo quanto trapela dalle notizie diffuse dal ministero dell’Ambiente, sull’ottemperanza alle prescrizioni allegate dal Cipe al progetto definitivo della Brescia-Verona. Tra le modifiche sostanziali spicca sicuramente quella relativa alla sostituzione della catenaria, lo spostamento dei materiali di scavo della galleria su ferro e binari, con un sistema di trasporto per via stradale, e quindi camion, camion e ancora camion. Tradotto significa mezzi pesanti avanti e indietro, tutto il giorno e tutti i giorni, non lontano dalla zona umida che è patrimonio Unesco dal 2011, e che non manca di regalare straordinarie sorprese. La più recente è davvero dell’altro ieri: il ritrovamento di una piroga e di un giogo, entrambi risalenti a circa 4 mila anni fa. Sul giogo in particolare la teoria è affascinante: potrebbe essere parte integrante dell’aratro più antico del mondo, oggi esposto al Museo Rambotti di Desenzano. MA ALLORA la domanda è lecita: quanto inciderà il passaggio costante dei camion sulle future campagne di scavi (già annunciate dall’Università di Milano) e sulle future prospettive anche turistiche del sito? In attesa dei cantieri, il Comune fa sapere che sono alla fase conclusiva i lavori di posizionamento del nuovo info-point, che dovrebbe essere inaugurato in ottobre. Altra notizia fresca: la comunicazione del finanziamento regionale (da 128mila euro) che servirà a realizzare un’avveniristica «stanza immersiva» al Museo Rambotti, dedicata alle palafitte del Garda e alla vita dei nostri antenati. Sarà la cultura a fermare la Tav? Non scherziamo. Ma chissà che non la faccia almeno riflettere. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandro Gatta
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