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04.02.2020 Tags: Salò

Mussolini cittadino onorario, ora si decida

Mussolini durante i 600 giorni della cosiddetta «repubblica di Salò»Il capo del fascismo in bicicletta nei giardini di villa Feltrinelli
Mussolini durante i 600 giorni della cosiddetta «repubblica di Salò»Il capo del fascismo in bicicletta nei giardini di villa Feltrinelli

Ci siamo. È stata fissata a giovedì 13 febbraio la data del prossimo consiglio comunale a Salò, con un tema caldo e una decisione attesa da mesi_ «Al 90% - anticipa il sindaco Giampiero Cipani – all’ordine del giorno verrà inserita la mozione sulla revoca della cittadinanza onoraria assegnata dal Comune a Benito Mussolini nel 1924». Lo scorso 8 aprile, a pochi giorni dall’inizio della campagna elettorale, la questione era stata rinviata in Consiglio comunale. Niente discussione e messa ai voti. Se ne sarebbe riparlato in momenti più tranquilli, fu detto: «La questione – dichiarò Giampietro Cipani, già sindaco nel precedente mandato - dovrà affrontarla la prossima amministrazione. Siamo in campagna elettorale e il tema crea una tensione inutile». QUELLA SERA la sala consiliare era stipata all’inverosimile con uno spiegamento di forze dell’ordine senza precedenti, soprattutto all’esterno sul lungolago dove stazionavano decine di poliziotti, carabinieri e Digos (l’elenco ufficiale, consegnato in municipio, comprendeva 52 nomi, tralasciando quelli in borghese), con le transenne e la Locale a chiedere documenti. Dopo la conferma elettorale, la questione è stata rimessa sul tavolo dall’Anpi con una lettera al sindaco, e in seguito con l’interpellanza del gruppo di minoranza Salò Futura, guidato da Giovanni Ciato, per andare al voto in Consiglio comunale: «Credo fosse doveroso - spiega Ciato - mettere nuovamente il Consiglio nelle condizioni di affrontare l’argomento, dopo il rinvio dell’aprile scorso». VA DETTO che la decisione di revocare o no la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, ha un valore simbolico più forte a Salò che da altre parti. Perchè è con questa città che si identifica, per quanto impropriamente, la repubblica sociale italiana degli ultimi tragici anni del fascismo: la «Repubblica di Salò». Il ministero degli Esteri della Repubblica sociale aveva sede al Laurin, così come quello della propaganda (il famoso Minculpop), oltre all’agenzia Stefani, l’agenzia stampa ufficiale del regime. E anche se Mussolini risiedeva a Villa Feltrinelli di Gargnano, il nome di Salò era sinonimo del governo stesso. •

Luciano Scarpetta
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