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28.11.2020

«Non c’è più tempo per le discussioni Aprire subito i cantieri è una priorità»

La manutenzione sulla condotta sommersa degli scarichi fognari
La manutenzione sulla condotta sommersa degli scarichi fognari

«Se sarà una mozione che vuole rappresentare entrambe le parti, con una mediazione al ribasso dove c’è dentro tutto e il contrario di tutto, e che ognuno potrà leggere e interpretare a modo suo, l’indicazione di Forza Italia è quella di respingerla. Poi ognuno voterà secondo coscienza». Nella duplice veste di assessore regionale alle Attività produttive e di coordinatore provinciale di Forza Italia, Alessandro Mattinzoli prende posizione sulla «mozione Sarnico» in votazione lunedì in Consiglio provinciale. «Una mozione “addolcita“ per accontentare tutti non è una scelta. Noi non abbiamo paura di restare soli. La nostra posizione resterà agli atti, e ognuno si prenderà la responsabilità della propria scelta». Quindi lei non è d’accordo sul tema del bacino territoriale? «Bisognerebbe capire cosa si intende. L’economia del lago di Garda va oltre il bacino orografico e favorisce anche i Comuni limitrofi: non si possono alzare degli steccati. Si sposta la pedina del depuratore da un posto all’altro, come se si stesse giocando a dama. Il problema ormai sembra ridotto al “dove“ collocarlo e non a “come“ realizzarlo, con che caratteristiche e con quali garanzie tecniche di sicurezza. Garanzie che finora gli studi condotti dall’Università hanno esplicitato e fornito in più sedi e a vari livelli. Al contrario, chi manifesta contrarietà al progetto non presenta alcun piano alternativo. Il nuovo depuratore va nella direzione della tutela del Garda, che rappresenta il 40% delle risorse idriche italiane. Costruirlo rientra a pieno titolo tra le priorità strategiche per le future generazioni. La prima cosa da fare è disinnescare la possibile “bomba ecologica“ rappresentata dalla condotta sublacuale». I tempi di costruzione dei depuratori di Gavardo e Montichiari costringerebbero però la sublacuale a «resistere» ancora almeno dieci anni. Un tempo nel quale dovranno comunque essere fatti interventi di controllo ed eventualmente manutenzione, con costi non indifferenti... «Bisognerà stilare un cronoprogramma dei lavori in modo che i depuratori vengano costruiti in funzione del primo obiettivo, che è appunto quello della dismissione della sublacuale. Non si tratta di creare allarmismi: è stato più volte sottolineato che questa condotta potrebbe ragionevolmente tenere ancora 10-12 anni. Secondo le previsioni, mi risulta che ne serviranno circa 6 per costruire i depuratori. Dunque, partendo oggi saremmo in tempo. Sono d’accordo che un monitoraggio annuale sullo stato di salute della sublacuale dovrà essere fatto. Bisognerà considerare lo stato di erosione e dargli una proiezione temporale, per scongiurare il pericolo di una rottura, e nello stesso tempo raggiungere l’obiettivo della sua sostituzione in tempi rapidi». Il progetto di costruire il depuratore a Gavardo, che prevede l’apertura di un lungo cantiere anche a ridosso della Gardesana, preoccupa non poco albergatori e commercianti del lago già alle prese con lo storico imbuto della viabilità. «Le difficoltà possono avere due effetti: o farci affondare, se ci arrendiamo e non riusciamo a “cavalcare“ i problemi, o diventare opportunità. E questa situazione può diventare un’opportunità per trovare, in quegli anni di lavoro, una serie di soluzioni alternative di mobilità leggera che finora non sono mai state prese in considerazione. Probabilmente, davanti a questa necessità, si comincerà ad entrare realmente nel tema. Gli albergatori devono decidere se passare cinque o sei stagioni tranquille, ma col rischio di dover poi abbandonare tutto, o sacrificare qualcosa nel periodo dei lavori, per godere i frutti in prospettiva, dando anche alle future generazioni garanzie di sicurezza». E l’ipotesi Lonato? «Con lo stesso corpo ricettore, vale a dire il fiume Chiese, siamo di fronte ad una scelta strumentale o addirittura irresponsabile. A questo punto, perchè Lonato dovrebbe accettare?». Sembra che alla fine questo depuratore non lo voglia nessuno... «Un impianto di depurazione non è una discarica e non compromette gli equilibri ecologici, come dimostra la più che decennale esperienza positiva dell’impianto di Peschiera». Lei ha citato recentemente uno studio dell’Istituto Negri di Milano, secondo il quale il Mincio è uno dei fiumi più «sani» d’Italia. Perchè allora non continuare a scaricare nel Mincio, lasciando il depuratore a Peschiera, evitando di andare nel Chiese che invece, come ha preso atto lo stesso ministero dell’Ambiente, è compatibile ma presenta delle criticità, tanto che sarebbero state previste numerose prescrizioni? «Suddividere la depurazione e spezzare il territorio in tre tronconi rispetto a convogliare tutto a Peschiera è un fattore di garanzia. Nel caso dovesse succedere qualcosa, si eviterebbe il rischio di mandare in crisi l’intero comparto. Sono convinto che l’attuale progetto potrebbe anche migliorare la “salute“ complessiva del Chiese». Da più parti si sottolinea che il depuratore di Peschiera è per metà di proprietà bresciana. Il fatto di far confluire in futuro soltanto i reflui di Desenzano e Sirmione significa che stiamo «regalando» il depuratore ai veronesi o ci sarà una «contropartita»? «Esiste un’associazione temporanea di scopo che sicuramente non ha motivo di essere “generosa“ con i veronesi. Non voglio pensare che non sia stata fatta una sorta di calcolo per valutare determinati parametri, come ammortamento e usura dell’impianto, nonchè i costi da sostenere per il “distacco“ dei Comuni gardesani, tranne Sirmione e Desenzano che continueranno a confluire a Peschiera. Ma spero non sia questo il punto su cui possiamo cadere». Sul progetto del depuratore del Garda quindi nessun passo indietro da parte di Forza Italia? «L’unica mozione che potremmo firmare è quella che il progetto rimanga quello, con gli stessi costi e gli stessi tempi, ed alcune garanzie in più sul bacino ricettore attraverso ulteriori analisi. Se si imbocca una strada che è quella di boicottare Ato, Provincia, Ministero e Università, significa che la politica si sta arrendendo a delegare le scelte ai cittadini». •

C.REB.
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