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14.05.2019

Fiamme e fumo
nella ex Tavina:
è allarme a Salò

La densa colonna di fumo chiaro che si è propagata in seguito all’incendio dell’ex stabilimento Tavina
La densa colonna di fumo chiaro che si è propagata in seguito all’incendio dell’ex stabilimento Tavina

Un incendio è scoppiato nella tarda mattinata di ieri all’interno dell’ex stabilimento della Fonte Tavina a Salò, ai piedi della salita delle Zette. Cinque le squadre dei Vigili del fuoco intervenute per l’emergenza, di cui due arrivate da Brescia. Non si lamentano feriti o intossicati, le strutture dovrebbero aver retto e l’incendio è stato domato abbastanza rapidamente. La fabbrica, si sa, è infatti in disuso dopo il trasferimento della produzione nel nuovo impianto a Cunettone: all’interno pare non ci fosse nessuno. Ma la posizione centrale del luogo dell’emergenza, proprio fronte lago e a ridosso del centro abitato, ha suscitato allarme nella cittadinanza.

 

LA GRANDE NUVOLA di fumo chiaro, una colonnna alta fino a una trentina di metri, si è vista a chilometri di distanza, ben evidente sia dal lago sia dall’entroterra, mentre alcuni cittadini si preoccupavano anche per un odore acre di plastica bruciata. Tutto sotto controllo, alla fine. Gli uomini in azione, una trentina, sono stati impegnati per tre ore. Per spegnere il focolaio si è dovuto ricorrere agli schiumogeni, visto che l’utilizzo dell’acqua provocava una reazione negativa e rendeva ancora più complicata la situazione. A bruciare risulta sia stato il vecchio impianto di lavaggio delle bottiglie, che una ditta esterna stava smantellando. È partita probabilmente una scintilla, e i nastri in gomma del macchinario, i cuscinetti e il materiale in plastica hanno preso fuoco. Ultimato il lavoro, nel pomeriggio i pompieri stavano valutando eventuali ripercussioni sulla struttura. Per quanto riguarda l’attrezzatura, difficile quantificare con precisione l’entità dei danni, viste le condizioni obsolete. Da notare che sul piazzale esterno sono impilate centinaia di cassette: verranno triturate e recuperate.

 

UN PRECEDENTE ben più grave fu l’incendio del febbraio 2007, quando lo stabilimento era in piena attività. A causa di un corto circuito erano bruciati il lungo nastro trasportatore, dieci quadri elettrici, un’etichettatrice, un’imbottigliatrice e materie prime per il confezionamento. I muri, anneriti dal fumo; il pavimento, sollevato da terra. Completamente Ko l’intera «linea C», dove l’acqua minerale veniva messa nelle bottiglie di plastica (ne uscivano 22 mila all’ora). Danni limitati per la D, con una capacità di 17 mila, e per il magazzino vicino. Allora i dipendenti si rimboccarono le maniche, dando una dimostrazione di attaccamento e disponibilità. Effettuate le bonifiche e le pulizie, in poche settimane i macchinari erano stati smontati, sistemati e rimessi a posto, con un investimento di circa 3 milioni di euro. La produzione era ripartita alla grande, e la proprietà, rappresentata dall’amministratore delegato Armando Fontana, aveva festeggiato con un pranzo assieme agli operai, accompagnati dalle mogli.

Sergio Zanca
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