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13.06.2019

Sul depuratore
dalla «regia»
dicono Gavardo

Il depuratore del Garda a Peschiera: il nuovo impianto per la sponda bresciana rimane previsto a Gavardo
Il depuratore del Garda a Peschiera: il nuovo impianto per la sponda bresciana rimane previsto a Gavardo

Tutte le strade portano a Roma, ma poi alcune tornano a Gavardo: la strada del depuratore del Garda seguirà esattamente questo percorso, Roma-Gavardo sola andata, stando agli esiti del vertice che ieri nella capitale ha riunito la «cabina di regia» costituita per seguire il progetto. Ricapitolando: un primo depuratore da realizzare a Gavardo, con il fiume Chiese come corpo recettore della «linea acqua», dedicato ai Comuni dell’alto lago fino a Salò. Poi in un secondo momento un impianto per servire il basso Garda (escluse Sirmione e Desenzano) da realizzare successivamente a Montichiari, sempre con il Chiese come corpo recettore. In tre parole: avanti come previsto.

 

SU QUESTA IPOTESI progettuale, ormai ben più di un’ipotesi essendo una decisione che «ai piani alti» danno per definitiva, ha discusso ieri la Cabina di regia. Erano presenti il direttore generale del ministero per l’Ambiente, Maddalena Mattei Gentili, alla quale il progetto è stato illustrato; i rappresentanti delle due Regioni Lombardia e Veneto; il presidente dell’Aato di Brescia Marco Zemello e il suo collega presidente dell’Ato di Verona (che hanno svolto al tavolo di ieri a Roma il ruolo più «operativo»); la presidente della Comunità del Garda Mariastella Gelmini a rappresentare anche l’Ats Garda Ambiente, l’associazione temporanea di scopo degli enti locali gardesani. Il dato è che non ci sono ripensamenti, anzi una conferma di quanto annunciato solo pochi giorni fa dal presidente della Provincia di Brescia Samuele Alghisi, riscuotendo immediate proteste da Gavardo e dagli altri Comuni dell’asta del Chiese: l’intenzione rimane quella di realizzare sul fiume i due depuratori, il primo a Gavardo. All’incontro romano di ieri non era stata data una grossa pubblicità, anche perché era per soli addetti ai lavori. Ma del resto ben pochi dei precedenti passaggi di questa partita si erano distinti per particolare «pubblicità»: sicuramente questo deficit di confronto e di condivisione, molto più degli aspetti tecnici di un progetto che è ancora alla fase preliminare, ha contribuito a trasformare la vicenda in una sorta di derby infuocato tra le comunità gardesane e quelle del Chiese.

 

A METTERCI LA FACCIA stavolta, fatto raro in questa vicenda, interviene però Mariastella Gelmini, che in un post pubblicato sui «social» riferisce i contenuti del vertice a Roma ed esprime l’auspicio di un’accelerazione, ipotizzando l’inizio dei lavori per l’anno entrante, il 2020: «Come Comunità del Garda stiamo monitorando l’iter amministrativo che dovrebbe dar avvio ai lavori nel 2020 - scrive -. Con le Regioni, le Province, i Comuni e tutti gli enti coinvolti abbiamo trovato una soluzione per l’ubicazione, una soluzione che reputiamo la più efficace e al tempo stesso la meno invasiva. Ma adesso bisogna accelerare». E con questo è tutto da Roma. Ma a Gavardo? Di sicuro, quel riferimento ai Comuni porta immediatamente alla mente il fatto che Gavardo, come è noto, per voce del suo sindaco Davide Comaglio, non sia per niente favorevole. Dunque si può prevedere che, parallelamente alla partita tecnica della progettazione e dell’esecuzione, si affiancherà anche una partita politica e di consenso sociale forse ancor più complicata.

Valentino Rodolfi
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