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24.03.2019

«Batteri alieni, un fenomeno mai visto»

Un momento della relazione sul caso dei cosiddetti «batteri alieni»
Un momento della relazione sul caso dei cosiddetti «batteri alieni»

Non sarà l’unico né l’ultimo intervento quello da poco terminato sulla condotta fognaria sub lacuale, per metterla al riparo dalle bioconcrezioni generate dai batteri «alieni» che provocano la corrosione dello spessore della condotta e il pericolo di sversamento incontrollato dei reflui fognari nel lago di Garda. Operazione delicata quella portata a termine da Acque Bresciane, al costo di 1,8 milioni di euro, che ha richiesto l’impiego di sub in saturazione iperbarica e interventi di riparazione altamente specialistici affidati alla ditta Drafinsub di Genova. Per la prima volta al mondo si sono calati sul fondo del lago, ovvero in un bacino chiuso» non raggiungibile da mezzi marini, sino alla profondità record di -186 metri per rimuovere le concrezioni e riparare 152 tratti di condotta risultati lesionati. Ma cosa sono questi batteri alieni? «Si tratta di ammassi di organismi diversi capaci di coesistere in un ecosistema complesso - ha spiegato la responsabile delle ricerche Roberta Pedrazzani, dell’Università di Brescia, all’incontro organizzato a Toscolano per presentare i risultati dell’intervento -. Sono popolazioni molto eterogenee di batteri con cellule estremamente attive e coinvolte nella corrosione dei substrati ferrosi. Sono influenzati dalle condizioni climatiche come luce, temperatura dell’acqua, velocità delle correnti e profondità. Servirà del tempo per concludere lo studio dei campioni al laboratorio di analisi dell’Università degli Studi di Brescia. Siamo in presenza di un tipo di corrosione mai studiata in acqua dolce: questo a livello scientifico è estremamente rilevante». I primi risultati hanno evidenziato l’elevata densità di batteri presenti nei 152 punti di bioconcrezioni eliminati dalla condotta. La tubatura è stata riparata con resina epossidica e, nei 44 casi più gravi, con l’installazione di clampe, dei «cerotti» in acciaio. Le prossime fasi della ricerca prevedono la prosecuzione delle analisi microbiologiche e mineralogiche, il monitoraggio delle caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua e uno studio della «durabilità» dei manufatti in acciaio. «È importante informare ed essere consapevoli di quanto impegno vi sia dietro questo genere di interventi – ha ribadito il consigliere di Acque Bresciane Mario Bocchio - anche perché abbiamo di fronte sfide ancora più importanti che non possono essere più rimandate. Il lavoro di manutenzione non dura a lungo e l’urgenza del nuovo collettore gardesano, con l’eliminazione del pericolo della sub lacuale, non deve diventare emergenza». •

L.SCA.
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