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27.07.2019

Sua maestà l’organo Damiani-Antegnati

Il grandioso organo Damiani: un capolavoro da valorizzareI dipinti di Andrea CelestiAl lavoro per l’assemblaggio
Il grandioso organo Damiani: un capolavoro da valorizzareI dipinti di Andrea CelestiAl lavoro per l’assemblaggio

È iniziata la minuziosa opera di riassemblaggio dell’organo Antegnati-Damiani, che dopo il restauro sta per tornare a «casa» nella chiesa dei santi Pietro e Paolo a Toscolano. Ma ci vorrà tempo, pazienza per finire il lavoro su un oggetto estremamente delicato e complesso: solo dopo l’organo tornerà a risuonare. «CI VORRANNO ancora mesi affinché tutte le componenti ritornino al loro posto - ammette il restauratore Guido Galli, titolare del Laboratorio organaro di Bovezzo -. In questi giorni stiamo iniziando a montare i pezzi che hanno priorità su tutti gli altri, nel frattempo stiamo ultimando in sede il restauro delle altre parti. Abbiamo subito iniziato togliendo il pavimento in legno ormai marcio sia in cantoria sia nella sala dei mantici sul retro». Questa prima fase durerà un paio di settimane, poi da settembre a giugno sarà un lavoro incessante di assemblaggio tutto all’interno della chiesa. Era l’agosto del 2016 quando i tecnici del Laboratorio organaro di Bovezzo iniziarono a smontare la straordinaria cassa barocca equiparabile per bellezza e ricchezza solo a quella dello strumento del Duomo di Salò. LA SUA STORIA lo fa risalire al 1590, anno in cui la nota famiglia organara bresciana degli Antegnati venne incaricata di realizzare lo strumento musicale a Toscolano, ampliato nel 1822 dal frate cappuccino Damiano Damiani e ricoperto da magnifiche pale dipinte da Andrea Celesti. Ora il progetto di recupero (al termine saranno oltre 5.000 le ore di lavoro complessive) ha interessato il restauro integrale di tutte le componenti meccaniche e foniche (stiamo parlando di ben 1522 canne), ricostruendo anche quelle mancanti, utilizzando solo materiali conformi all’originale. Le caratteristiche dell’organo di Toscolano ne fanno davvero un pezzo unico: «Si tratta dello strumento a una tastiera più grande e quindi più versatile di tutta la sponda bresciana del lago di Garda - sottolinea Guido Galli». Il costo del restauro assomma a 180 mila euro e sarà coperto dalla Cei per il 40%, dal Comune 40 mila e da aziende, privati, fondazioni e associazioni. •

Luciano Scarpetta
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