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18.04.2020

Addetti «sospesi» dal lavoro La Valtrompia è da top ten

L’Istat ha calcolato il peso del blocco produttivo nei Comuni
L’Istat ha calcolato il peso del blocco produttivo nei Comuni

Singolare graduatoria messa a punto dall’Istat sugli addetti delle aziende italiane alle prese con le chiusure imposte dal Coronavirus. Grazie alla sofisticata analisi resa possibile dal «frame territoriale 2017» delle unità locali, l’istituto ha steso un elenco di 100 comuni oltre i 10 mila abitanti, compilando la classifica di quelli con il maggior numero di addetti in aziende costrette al fermo. Spicca la Valtrompia nella top ten. Villa Carcina è al settimo posto in Italia con 74,5% di addetti impiegati in settori «sospesi», seguita da Lumezzane a 74,3 e ultimo gradino del podio bresciano per Gardone Val Trompia a 70,7 per cento. Seguono Botticino, 68,4; Carpenedolo, 67,8; Cazzago San Martino 64,7; Bedizzole, 64,4; Calcinato, 63,9 e infine Leno con il 62,9 per cento di addetti in settori sospesi. Percentuali importanti che la dicono lunga sui riflessi occupazionali e produttivi innescati dalla pandemia. Nel capoluogo Brescia, l’Istat calcola nel comparto industriale l’interruzione del lavoro per 1638 unità che valgono 4,7 miliardi fatturato e 8637 unità locali di servizi vari per altri 4,5 miliardi di euro. I comparti produttivi dell’Istat si riferiscono al settore dell’industria in senso stretto, le costruzioni, una parte del terziario di mercato. Sono esclusi l’agricoltura, il credito e assicurazioni, la pubblica amministrazione, parti importanti dei servizi personali per i quali però è autorizzata la prosecuzione delle attività. Va precisato che l’elaborazione non tiene conto dell’eventuale sospensione o chiusura dell’operatività di imprese appartenenti a settori «attivi» così come di unità che pur appartenendo a settori «sospesi» si avvalgono, invece, della deroga al divieto chiesta alle prefetture. •

W.G.
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