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09.12.2019

Casa di riposo,
la chiusura è
dietro l’angolo

La Casa di riposo di Borgosatollo  adesso è a rischio chiusura
La Casa di riposo di Borgosatollo adesso è a rischio chiusura

La Casa di riposo di Borgosatollo è a rischio chiusura. A lanciare l’allarme è il parroco, che ieri mattina, al termine della celebrazione della messa, ha sottolineato come «la sopravvivenza della struttura socio-assistenziale è seriamente compromessa». I motivi della crisi? Da una parte, ha sottolineato don Gino Regonaschi, «c’è l’inadeguatezza del fabbricato rispetto a norme legislative sempre più pressanti e ad esigenti e severe condizioni di gestione», dall’altra «la consapevolezza dell’insufficiente volontà di chi ricopre la responsabilità del proseguimento dell’opera, a fronte del diminuito entusiasmo dei singoli a fare del bene». Questioni finanziarie insomma, ma anche di carenza di motivazioni. A questo va aggiunta «la difficoltà nel procurare i mezzi per far fronte all'ingente, quasi proibitivo, preventivo di spesa per l'edificazione di un nuovo edificio e l'identificazione delle strategie necessarie per il mantenimento dell'opera nel tempo». La Fondazione Santa Maria Immacolata di via 4 Novembre non è una Rsa. «La nuova legislazione, che trasforma automaticamente le Case di riposo in Residenze sanitarie assistenziali, prevede norme e standard strutturali e gestionali che sembrano voler cancellare i “piccoli ricoveri di paese”», sottolinea don Regonaschi. L’«sos» lanciato dal parroco è arrivato nel giorno dell’Immacolata Concezione, a cui è intitolata la Casa di riposo aperta 66 anni fa su iniziativa di don Renzo Chiappa. «Un progetto nato in tempi in cui normative elastiche si coniugavano con un volontariato generoso e disponibile. Questo terreno - osserva don Regonaschi - ha favorito nel tempo, non senza sacrifici e difficoltà, la sussistenza dell'opera di attenzione a malati e anziani». MA OGGI «la comunità cristiana di Borgosatollo deve rendersi consapevole che la mancata soluzione dei problemi non potrà che determinare, la chiusura della Casa di riposo e la conclusione dell'esperienza». O, nella migliore delle ipotesi, «un suo ridimensionamento - spiega il parroco -, perché i servizi devono essere garantiti, ma la struttura, che andava bene in passato, in un contesto sociale diverso, ora non è più adeguata». Il futuro, insomma, non è roseo. Specialmente per i 16 ospiti della Fondazione. A meno che, si augura don Regonaschi, «non intervenga un sussulto di generosità e di altruismo capace di riscrivere la conclusione. Una via di luce e di speranza dove ora ci appaiono solo oscurità e rassegnazione». •

Cinzia Reboni
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