«Dopo 30 anni non dimentico la paura di morire»

Gianmarco Bellini vive negli Usa
Gianmarco Bellini vive negli Usa

Sono trascorsi 30 anni, ma è impossibile per il generale Gianmarco Bellini dimenticare la notte fra il 17 e il 18 gennaio del 1991, quando un aereo cacciabombardiere Tornado fu abbattuto dalla contraerea irachena. Subito dopo i membri dell’equipaggio, ovvero il pilota, maggiore Gianmarco Bellini, e il navigatore, capitano Maurizio Cocciolone, furono fatti prigionieri. L’aereo abbattuto era uno degli otto cacciabombardieri che facevano parte del contingente italiano dell’operazione «Desert Storm», guidata dagli Stati Uniti, che aveva lo scopo militare di ripristinare la sovranità dell’emirato del Kuwait che era stato invaso e annesso all’Iraq nell’agosto del 1990. Oggi il generale Gianmarco Bellini, 62enne che vive a Virginia Beach e lavora per una compagnia aerea cargo degli States, ricorda i 47 giorni di prigionia e tortura a Baghdad. «Ho rimosso solo le prime ore successive alla cattura – racconta Bellini –. È come se la mia mente si rifiutasse di ripercorrere quelle sofferenze che ci sono state inflitte nel corso dei primi interrogatori. In cella mi hanno fatto indossare una tuta arancione. In verità ho sempre pensato che non ne sarei uscito vivo. Mangiavo poco, solo un pezzetto di pane. L’isolamento al buio è stato duro, non si distinguevo la notte dal giorno e avevo perso la percezione della notte con il giorno». Il tempo trascorreva lentamente. «Sentivo che attorno a me c’erano altri prigionieri ma non potevo tenere la testa alzata – spiega Bellini – perché quando facevo un cenno venivo preso a schiaffi o colpito con il calcio del fucile». Il momento più drammatico? «Un giorno è entrata nella cella una persona esaltata e mi ha puntato contro un kalashnikov. Voleva spaventarmi, annientarmi psicologicamente». Dopo la liberazione Bellini ha ripreso a lavorare nel 2005 alla base Nato Norfolk in Virginia. Ha dovuto ingaggiare una battaglia legale per il riconoscimento negato dallo Stato italiano di prigioniero di guerra. Ha conosciuto la moglie Gilda Di Domenico, italo-americana, che ha sposato nel 2009. Oggi vive a Virginia Beach, ha due figli Gianluca e Riccardo che vivono a Brescia e Napoli. Il generale ha un forte legame con la Bassa: all’aeroporto di Ghedi, dove è stato anche comandante del 6° Stormo e ha vissuto per circa 6 anni a Borgosatollo. Quando torna in Italia fa sempre tappa a Montichiari, dove è presidente onorario del club 124 Frecce Tricolori, per salutare il suo amico maresciallo dell’aeronautica in pensione Alfonso Turchetti. •

V.MOR.