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04.06.2019

Intimidazioni e incendi dolosi marchio di fabbrica dell’usura

L’usura è una piaga radicata
L’usura è una piaga radicata

L’ultimo rapporto di Sos Impresa-Confesercenti ha definito «Mafia spa» come la prima azienda italiana per fatturato ed utile netto, una delle più grandi per addetti e servizi. «Una grande holding, con un "fatturato" complessivo di 140 miliardi di euro e un utile che supera i 100 miliardi, al netto degli investimenti e degli accantonamenti, il cui solo ramo commerciale della criminalità mafiosa, che incide direttamente sul mondo dell'impresa, ha ampiamente superato i 92 miliardi di euro, una cifra intorno al 6% del Pil nazionale». GRAN PARTE DI QUESTO Introito è garantito dai proventi delle attività di racket e usura. Si tratta di attività di tipo strategico per l’organizzazione mafiosa, attraverso le quali la criminalità ottiene diversi vantaggi. In primis, si inserisce a pieno titolo nell’economia legale del Paese, distorcendola nei meccanismi di funzionamento e della libera concorrenza tra imprese, acquisendo continua liquidità ed «entrate fisse», attraverso costanti e regolari flussi di cassa. In secondo luogo, persegue, attraverso la sua costante politica di pizzo e racket, il controllo del territorio, diventando di fatto un organismo parastatale che garantisce «protezione dei beni e delle attività», dietro pagamento di tale servizio, in forma coattiva e fortemente intimidatoria. Il recente Rapporto sulla presenza mafiosa in Lombardia, redatto dal Cross - Osservatorio della Criminalità organizzata dell’Università degli Studi di Milano, sottolinea come ci siano «indizi consistenti di una crescita del fenomeno dell’usura». Un mercato in ascesa, alimentato dalla crisi economica e dalla difficoltà di accesso al credito delle piccole e medie imprese, ma anche del crollo del potere di acquisto di salari e stipendi. Non solo le aziende dunque, ma anche le famiglie diventano sempre più spesso vittime dell’usura, optando per un mercato del credito alternativo e illegale in corrispondenza di garanzie sempre più rigide pretese dai canali del credito formali. In Lombardia nel 2010 erano 37 i casi denunciati, saliti a 46 nel 2016, pari al 22% di tutto il nord Italia. Brescia ha fatto segnare 2 casi di usura nel 2010 e 7 nel 2016. Il rapporto Cross cita le inchieste emblematiche condotte in provincia di Brescia. A Berzo Demo i carabinieri portarono alla luce un giro di usura nel settore edile e delle cooperativa. A Capriolo la titolare di un negozio di abbigliamento venne minacciata di morte perché non riusciva a coprire gli interessi esorbitanti di un prestito. Cinque le operazioni portate a termine in città: due imprenditori del settore della meccatronica, versarono 1,5 milioni di euro di interessi a un usuraio. Il titolare di un autosalone fu costretto a vendere l’attività per risanare il debito: fu l’epilogo di una serie di atti intimidatori culminati nell’incendio della sua auto. L’inchiesta «’nduja» stabilì il coinvolgimento della ’ndrangheta in casi di usura distribuiti tra le province di Brescia e Bergamo. Come sottolineato da Sos Impresa, nel mercato dell’usura in Italia si assiste alla crescita della componente straniera. Nonostante questo, in Lombardia la presenza di stranieri appare invece limitata, se confrontata con quella degli italiani. Nel 2016, su 67 persone denunciate o arrestate per usura soltanto 5 erano straniere. Tra le varie comunità etniche è quella cinese la più esposta al rischio usura. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

C.REB.
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