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14.11.2019

L’affondo sulla relazione «Cifre contraddittorie senza basi scientifiche»

Un momento della consulta
Un momento della consulta

«Anche stavolta è stato ribadito che questo non è lo studio concepito dall’Università di Brescia, ma che l’ateneo ha comparato le proposte fatte da Acque Bresciane», ha tuonato il consigliere provinciale Marco Apostoli nel corso della consulta provinciale dell’Ambiente. Apostoli è poi entrato nel dettaglio del progetto. «DITECI UNA VOLTA per tutte in che condizione si trova la condotta sublacuale, perché qui tutti danno i numeri. Il project manager di Drafinsub, che ha eseguito l’intervento di messa in sicurezza, ha riferito che le tubature possono durare diversi decenni; un tecnico di Acque Bresciane ha parlato di usura all’80%, oggi il direttore Olivieri dice il 50%, ma Roberta Pedrazzini dell’Università di Brescia, che sta svolgendo gli studi sullo stato di erosione della condotta, ha recentemente dichiarato che siamo al 10%. La sublacuale ha una media di 13-15 millimetri di spessore, ed è stata posata 40 anni fa. La concrezione ha corroso due millimetri: ci vorranno altri decenni prima che si consumi del tutto». Anche sui costi, Marco Apostoli ha sottolineato che «anche centomila euro possono fare la differenza, e le maggiori spese ricadranno come sempre sulle tasche dei cittadini bresciani. Il Garda non è in infrazione europea, la priorità è la messa in sicurezza degli impianti a rischio». Mariano Mazzacani di Basta Veleni ha posto a sua volta dei quesiti: «Perché il fosforo fa male al Garda ma non al Chiese? E perché, se non ci sono norme che vietano di scaricare a lago, non si prevede un depuratore sul Garda? Perché è ritenuta migliore l’ipotesi di far salire una conduttura per chilometri, con una pendenza di 150 metri, pompando i reflui verso l’alto, quando sarebbe invece più sensato farli scendere verso il basso, quindi verso il Garda?». DIFFICILE, come detto, che le due strade possano un giorno incontrarsi. Nel frattempo, però, il confronto è iniziato. Forse un po’ in ritardo, ma almeno ieri qualche maschera è caduta. Compresa quella dei fondi a scadenza: i cento milioni stanziati dal Governo (sulla sponda bresciana ne arriveranno 60), sono disponibili a prescindere dai tempi di realizzazione della rete di depurazione. L’unico vincolo imposto è aver varato un progetto esecutivo entro la fine del 2021. Ci sono insomma ancora due anni per decidere dove saranno trattati i reflui del Garda. © RIPRODUZIONE RISERVATA

C.REB.
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