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06.12.2019

La «fibra-killer» ogni anno uccide cinquanta persone

Le patologie legate all’inalazione di fibre di asbesto sono in aumento anche nella nostra provincia
Le patologie legate all’inalazione di fibre di asbesto sono in aumento anche nella nostra provincia

I numeri sono contraddittori, ma una certezza c'è: di amianto si continua a morire. Nel senso che risultano ancora letali gli effetti delle intensive inalazioni tossiche delle fibre di asbesto tra gli operai del settore, prima che la materia fosse messa al bando nel 1992. Ogni anno - si legge nell’ultimo rapporto dell’Istituto superiore della Sanità - l’Italia paga un tributo di 4 mila vittime alle patologie correlate alla «fibra killer». Vengono inoltre diagnosticati oltre 15 mila casi di mesotelioma. L’incidenza della malattia maligna è in aumento, con un picco atteso nei prossimi 10-20 anni. Non basterà insomma aver smantellato tutto l’amianto entro il 2023, come imposto dall’Unione Europea, per limitare i danni alla salute. Secondo lo studio epidemiologico nazionale, in sei anni in Lombardia sono stati diagnosticati 4.844 casi di tumori alla pleura. Nel Bresciano la quota è stata di 392. Nello stesso periodo i mesoteliomi pleurici in Lombardia sono stati 632, 47 nella nostra provincia. Ma ci sono autorevoli stime molto più pessimistiche. «In 30 anni ci sono 1500 morti a Brescia per cancro collegato all’amianto. È una tragedia sconosciuta che la popolazione deve sapere. Nonostante la messa al bando, c’è una presenza residuale», ha affermato ieri Pietro Gino Barbieri, già direttore di Medicina del lavoro, presentando il suo libro «Morire di amianto. Un dramma prevedibile, una strage prevedibile». I riscontri epidemiologici ufficiali parlano di 750 mesoteliomi maligni negli ultimi 20 anni. Brescia resta in prima linea sul fronte della prevenzione e cura: dal 2000 è stato istituito il registro dei mesoteliomi e dal 1983 l’ospedale Civile è un centro di riferimento per il trattamento di tutte le patologie causate dall’inalazione di asbesto. Le fibre d’amianto, se respirate, possono causare gravi patologie, a cominciare dall’asbestosi per casi di importanti esposizioni, per passare ai tumori alla pleura. GLI AMIANTI più cancerogeni sono gli anfiboli, tra cui la crocidolite, il più temibile. Una fibra di amianto è 1300 volte più sottile di un capello umano. Non esiste una soglia di rischio al di sotto della quale la concentrazione di fibre di amianto nell’aria non sia pericolosa, mentre un’esposizione prolungata nel tempo o ad elevate quantità aumenta esponenzialmente le probabilità di contrarle. Ecco, allora, che la rimozione e la bonifica diventano operazioni molto delicate, per le quali è indispensabile affidarsi ad aziende e professionisti specializzati ed in possesso delle necessarie autorizzazioni. Purtroppo, complice la crisi, in molti luoghi di lavoro le misure di sicurezza non vengono rispettate. Su 1.800 verifiche annuali nel settore edile, il 40 per cento ha interessato i cantieri per la rimozione delle coperture in amianto: in nove casi su dieci sono state rilevate irregolarità che hanno portato ad una contravvenzione per aspetti sia di igiene che di sicurezza. Per incentivare la rimozione dell’amianto la Regione ha finanziato una serie di bandi: l’ultimo ha erogato fino a 15 mila euro per ogni singolo intervento. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

C.REB.
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