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09.01.2020

Morti bianche,
anno nero. Una
vittima a settimana

Il 2019 è stato un anno nero per le morti bianche: Brescia è seconda in Italia per numero di tragedieGli incidenti in itinere da e verso i luoghi di lavoro sono stabili
Il 2019 è stato un anno nero per le morti bianche: Brescia è seconda in Italia per numero di tragedieGli incidenti in itinere da e verso i luoghi di lavoro sono stabili

Una disgrazia ogni dieci giorni, ma la media sale fino a una tragedia a settimana se si prendono in considerazioni anche le vittime di incidenti in itinere. Nel Bresciano è stato un anno nero per le morti bianche. La macabra contabilità delle tragedie sul lavoro non è mai stata cosi tragica e inarrestabile. Solo il mese di dicembre (con zero disgrazie) ha concesso una tregua nel bollettino di guerra. Delle 997 vittime sul lavoro registrate in Italia da gennaio a novembre, 26 sono avvenute nel Bresciano. La nostra provincia è al secondo posto dopo Roma con 47 decessi, ma davanti ad aree ad altissima industrializzazione come Milano (25), Napoli (24), Torino (23), Foggia (17) e Firenze (sedici). ERANO DIECI ANNI che Brescia non figurava nelle prime tre province italiane a più alto tasso di mortalità. Era accaduto nel 2010, quando il numero delle vittime era arrivato a 17 e il nostro territorio si era posizionato al terzo posto. Quello del 2019 è un preoccupante passo indietro che frustra le campagne di prevenzione promosse ad ogni livello con ingenti investimenti. Il quadro assume tinte ancora più fosche scorrendo l’analisi statistica dell’Osservatorio Sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre. In rapporto al numero degli «occupati», sui luoghi di lavoro nel Bresciano si muore di più che in altre aree italiane. A fronte di una platea di 548.097 lavoratori, le 26 vittime pongono la nostra provincia al 23esimo posto per tasso di mortalità della graduatoria nazionale. Un balzo avanti di nove posizioni nella black list emblematico. Il report diventa ancora più negativo se ai dati forniti dall’Inail si aggiungono altre otto vittime contemplate nel censimento dall’Osservatorio indipendente di Bologna che da anni esplora la zona «grigia» delle morti bianche. Secondo il report dell’organismo felsineo, da gennaio a novembre del 2019, in provincia di Brescia, il lavoro ha ucciso 34 volte considerando le persone decedute in incidenti avvenuti mentre raggiungevano o tornavano a casa da cantieri, fabbriche, negozi o uffici. Disgrazie che non rientrano nelle statistiche ufficiali perchè colpiscono individui non assicurati con lo Stato, come gli atipici o con la partita Iva individuale, che spesso nasconde rapporti di lavoro dipendente. Fra i morti «invisibili» anche quelli del sottobosco della manodopera in nero e pensionati deceduti in infortuni in aziende agricole di famiglia, «derubricati» in disgrazie domestiche. «Siamo di fronte ad una strage che, purtroppo, rimane ancora silenziosa, nonostante la cronaca tratti quotidianamente gli infortuni mortali che si verificano nei luoghi di lavoro da Nord a Sud del Paese. Eppure stiamo parlando di un grave, gravissimo eccidio, di quasi 1000 morti sul lavoro. Incredibile trovarsi alla conclusione di ogni anno a parlare di tanti, troppi infortuni mortali», osserva Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering. E mentre gli infortuni in itinere sono in diminuzione rispetto al 2018 (-17%) - a testimonianza di una maggiore sensibilità sul fronte della sicurezza stradale -, a rimanere pressoché stabili (anzi con un lieve incremento dell’1%) sono invece gli infortuni mortali sul luogo di lavoro. «Un dato - sottolinea Rossato - che evidenzia una palese carenza nel rispetto della disciplina relativa alla sicurezza sul lavoro». •

Cinzia Reboni
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