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21.09.2019

Recupero «virtuoso» dei rifiuti Centoventi aziende fuori dal caos

Il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti e l’assessore regionale Raffaele Cattaneo
Il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti e l’assessore regionale Raffaele Cattaneo

Uno stop alla revoca delle autorizzazioni per le aziende che si occupano del recupero dei rifiuti. Dalla Regione arriva un segnale forte e chiaro diretto alla Provincia per «non intervenire in modo irreversibile e non procedere quindi, per ora, a stralciare le operazioni già autorizzate e conformi alla norma». In sostanza, si chiede al Broletto di «sospendere o ritirare i provvedimenti già inviati a 120 imprese bresciane», perché «non c’è nessun interesse pubblico a fermare le autorizzazioni, semmai c’è un danno pubblico». L’assessore regionale all’Ambiente Raffaele Cattaneo ha annunciato ieri, nel corso del Tavolo istituzionale dell’Osservatorio sull’economia circolare - alla presenza di numerosissimi rappresentanti del mondo industriale, associativo e sindacale - che nei prossimi giorni varerà una circolare per fornire un indirizzo univoco alle Province sulle autorizzazioni. Nel testo, in sostanza, verrà ribadito che, in attesa di una interpretazione autentica della norma da parte del dicastero all’Ambiente, o dell’emanazione dei decreti ministeriali attuativi, «non si debba procedere alla revoca delle autorizzazioni e sia possibile il loro rinnovo». LA REGIONE, ha spiegato Cattaneo, «avanzerà una proposta di legge parlamentare che consente il rilascio ed il rinnovo delle autorizzazioni End of Waste caso per caso, in linea anche con i nuovi criteri dettati dall’Ue». «Brescia è l’unica provincia in Lombardia ad aver avviato la procedura di revoca - ha ammonito Cattaneo -: una scelta che non condivido. Le aziende che operano nel recupero e riuso dei rifiuti sono strategiche e vanno sostenute e difese. La norma inserita nello Sblocca cantieri è sbagliata, anzi folle. Rimanda al decreto del 1998, e consente alle tecnologie vecchie di almeno 21 anni di poter proseguire, mentre quelle più avanzate sono automaticamente fuori». Ma «l’interpretazione della norma sulle autorizzazioni vigenti può farla solo il Governo. Il ministero non ci ha ancora dato una risposta, e non sarei così ottimista. Di fronte a questo limbo, per noi restano valide le norme in vigore. Questa è la posizione della Regione, che chiediamo a tutti di condividere. Il sistema lombardo deve esprimersi e prendersi con noi la responsabilità politica di questa linea». La replica di Guido Galperti non si è fatta attendere. «A Brescia prima di bloccare un’attività ci pensiamo bene, ma se non altro - ha affermato il vice presidente della Provincia - la nostra iniziativa ha smosso qualcosa. In provincia ci sono 600 aziende autorizzate a gestire impianti di smaltimento rifiuti, e 120 sono interessate a questo provvedimento. È una legge folle, che scarica su funzionari e dirigenti scelte difficili. Siamo di fronte ad un federalismo rovesciato. Noi sposiamo la decisione dei dirigenti per un principio di legalità: se dovesse accadere un mezzo disastro ambientale mentre si lavora all’interno di un’attività vietata dal 19 aprile, cosa succederebbe? É una questione da non sottovalutare: le leggi dello Stato vanno osservate». «Siamo certi - si è chiesto Galperti - che dietro un possibile errore non ci sia invece la volontà di impedire il recupero dei rifiuti? Se si blocca tutto il sistema virtuoso tra un mese dovremo chiedere al prefetto di riaprire la discarica di Bosco Sella». «L’economia circolare è una nuova opportunità di sviluppo economico - ha sottolineato Alessandro Mattinzioli, assessore regionale allo Sviluppo economico -. Classificare i rifiuti come sottoprodotti da poter riutilizzare è possibile, tanto che i lombardi, e in particolare i bresciani, hanno già preparato più di 100 progetti. Ciò ci permette di abbattere i rifiuti da portare in discarica o negli inceneritori: si tutela l'ambiente da un lato, si creano occasioni per la crescita dall'altro». Fermo anche l’intervento di Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia: «Se le scelte politiche sono state sbagliate, non è giusto che a pagare siano le aziende. Inutile parlare di economia circolare, bisogna far circolare l’economia. Ma finché non ci sono regole chiare, non si partirà mai. La circular economy potrebbe rappresentare un passo avanti, una risposta in termini occupazionali, di sviluppo e di crescita del territorio. Se il sistema Lombardia vuole continuare a crescere deve dare risposte chiare e precise e mostrare più coraggio, anche nei confronti delle procure». «Le leggi le fa il governo - ha sottolineato Bonometti -, ma la Regione avrebbe dovuto coinvolgerci per tempo e dare indicazioni più precise alle Province. Se fossimo partiti molto prima a riciclare i rifiuti, oggi basterebbe la metà della discariche esistenti». •

C.REB.
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