Santo Stefano, il Comune deve pagare l’extra di 930 mila euro

di Marco Benasseni
Santo Stefano: il complesso quattrocentesco che dalla collina domina Collebeato al centro della vertenza legale
Santo Stefano: il complesso quattrocentesco che dalla collina domina Collebeato al centro della vertenza legale
Santo Stefano: il complesso quattrocentesco che dalla collina domina Collebeato al centro della vertenza legale
Santo Stefano: il complesso quattrocentesco che dalla collina domina Collebeato al centro della vertenza legale

Tra pochi giorni il Comune di Collebeato verserà la prima rata alla società agricola Grog ex proprietaria di Santo Stefano, il complesso quattrocentesco che dalla collina domina il paese. L’ente locale coprirà così il debito riconosciuto dalla Corte d’Appello che ha sollevato la questione dell’indebito arricchimento di 930 mila euro. La vertenza legale in corso da più di un decennio non è chiusa e proseguirà in Cassazione. Il trasferimento dell’immobile al patrimonio municipale è avvenuto grazie al diritto di prelazione che l’esecutivo ha fatto valere nel 2010, dopo che, il ministero dei Beni Culturali aveva fissato in 103.291,38 euro, 200 milioni delle vecchie lire, il prezzo del complesso. Il precedente proprietario aveva effettuato la vendita per tale importo nel 1999 dandone però notifica solo nel 2009. Per tutti i beni soggetti a vincolo monumentale esiste una norma che stabilisce che, qualora un privato voglia alienarli, debba darne comunicazione al Ministero dei Beni Culturali per consentire agli enti pubblici di avere la prelazione di acquisto. Nel caso venga effettuata una vendita, il prezzo è fissato dalla legge. Ma sulla valutazione il privato ha proposto ricorsi in sede amministrativa e in sede civile. Ma il Tar e Consiglio di Stato e il Tribunale civile di Brescia hanno respinto le richieste dei privati compresa la domanda di indennizzo. Neppure la Corte d’Appello ha posto alcun rilievo in merito alla legittimità amministrativa da parte del Comune. Tuttavia in quest’ultima sentenza per la prima volta è stato rilevato un ingiustificato arricchimento. «Il Comune, esercitando il diritto di prelazione, ha acquisito la proprietà di un bene che aveva un valore esiguo al momento della vendita originaria e che è stato aumentato in virtù dei lavori di ristrutturazione effettuati dalla società acquirente. Ne deriva che l’ente locale ha realizzato un ingiustificato arricchimento», si legge nel dispositivo. Il Comune è stato condannato a pagare 930 mila euro (763.827,76 euro per capitale rivalutato e 166.927,35 euro per interessi). L’Amministrazione civica ha presentato ricorso in Cassazione e una richiesta di sospensiva della sentenza alla Corte d’Appello che ha però rigettato l’istanza. La sentenza resta quindi esecutiva. Negli ultimi mesi l’amministrazione comunale e l’ex proprietario, con il supporto degli avvocati, hanno trovato un accordo per il pagamento del debito in rate della durata di tre anni. Il Comune sta perfezionando l’affidamento di un incarico esterno per uno studio di fattibilità finalizzato sia alla progettazione delle principali opere di manutenzione sia per le valutazioni di prospettiva sulla destinazione e sull’utilizzo del bene. •.