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16.09.2020 Tags: Botticino

«Scateniamo tempeste in laboratorio per testare materiali a prova di fulmini»

Lampi nei cieli della Bassa
Lampi nei cieli della Bassa

L’estate 2020 è stata scandita da un numero di fulmini decisamente inferiore rispetto alla media dell’ultimo triennio. Dal 2017 al 2019, nel trimestre giugno-agosto è sempre stata superata quota 15.000, mentre nello stesso periodo di quest’anno le saette si sono fermate sotto la soglia delle ottomila. UN CALO apparentemente incomprensibile, visti i recenti fenomeni violenti associati a grandinate e nubifragi che hanno colpito buona parte della nostra provincia. Eppure facilmente spiegabile. «Si tratta di una distribuzione diversa - spiega Marina Bernardi, project manager del Sirf -. I fulmini sono naturalmente associabili ai temporali, e in questi ultimi tempi si stanno sempre più concentrando sugli eventi violenti. Che però, fortunatamente, sono pochi, sicuramente una minoranza rispetto al temporale “ordinario“ che si presentava in passato. Sta cambiando la tipologia e la frequenza». Di anno in anno «il numero di fulmini cambia. Il 2019 è stato particolarmente intenso, quest’anno di meno, ma questa oscillazione rientra nella normalità delle cose». Sotto la lente degli esperti c’è soprattutto il cambiamento climatico. Marina Bernardi, entrata a far parte recentemente anche del Cenelec, l’organismo europeo che si occupa della normativa sulla protezione da fulmini, e dell’Iec, Commissione elettrotecnica internazionale, spiega che «a livello continentale stiamo lavorando sulla correlazione possibile tra l’innalzamento della temperatura superficiale del Mediterraneo e l’intensificarsi della formazione di eventi temporaleschi estremi: è proprio questo l’input principale». Quanto alla normativa di protezione europea, «uno degli aspetti più importanti è l’esistenza delle reti di rilevamento fulmini, come appunto il nostro Sirf. Questa tecnologia è in grado di portare una tale quantità di informazioni e dati da favorire l’aggiornamento e il rinnovamento della normativa». Il Sirf è entrato in funzione nel 1994, quando Cesi ha realizzato un sistema di rilevamento fulmini che usufruisce di sensori collocati sul territorio italiano e in Francia, Svizzera, Austria e Spagna, per analizzare il fenomeno e arrivare a definire una mappa in grado di segnalare scariche elettriche intense in formazione e in arrivo con qualche ora di anticipo, un tempo sufficiente per far scattare le procedure di emergenza. Il Cesi è un’eccellenza. «Abbiamo iniziato per primi in Italia, e siamo sempre stati coinvolti nei gruppi di lavoro europei», spiega Marina Bernardi. Fondamentali anche i test di laboratorio. «Facciamo le prove di “fulminazione“, che ci supportano negli studi: si “spara“ la corrente su determinati materiali, controllandone la reazione per stabilire quali sono quelli più adatti per le protezioni».

C.REB.
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