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20.12.2019

Troppe croci sulle strade, epidemia incurabile

Roberto Merli chiede più impegno per la sicurezza stradale
Roberto Merli chiede più impegno per la sicurezza stradale

Un’ecatombe che sembra non volersi arrestare, uno stillicidio senza fine: anche il 2019, purtroppo, sarà ricordato per le numerose vittime sulle strade. Solo nell’ultima settimana sono cinque le famiglie a piangere i loro cari. Dall’inizio dell’anno sono molte di più: 79 le vite spezzate in tutta la provincia. Vittime di una «prepotenza stradale» come la definisce Roberto Merli, presidente dell’associazione «CONdividere la strada della vita» illustrando i tristi dati che hanno caratterizzato anche questi dodici mesi, non ancora conclusi. «Si continua a parlare di incidenti, niente di più errato. La gran parte non si può definire tale perché di casualità ce n’è ben poca, le dinamiche per cui accadono non sono da sottovalutare e devono considerarsi gravi - sottolinea Merli -. L’automobilista in stato d’ebbrezza che uccide due ciclisti, essere distratti da un cellulare e falciare un pedone, scontri frontali, sorpassi azzardati, investire una persona e scappare via senza prestare soccorso: queste non possono chiamarsi casualità. È superficialità, è menefreghismo, è mancanza di rispetto per gli altri che sono sulla strada». NEL 2017 le vittime furono sessanta. «Pensavamo di aver trovato la giusta chiave e invece...», confessa Merli. E invece nel 2018 le croci salirono a 86 e in quest’anno, che non è ancora giunto al termine sono arrivate a 79. A perdere la vita 64 uomini e 15 donne. Ventuno di loro aveva meno di 34 anni. Molti legati alle stragi del sabato sera. Sono ragazzi giovani, sicuramente troppo incoscienti e convinti di essere al riparo da qualsiasi tragedia. Per questo l’associazione, ogni anno, si ritrova nelle scuole di tutta la provincia, «per partire dalle basi, dai bambini della scuola dell’infanzia fino alle superiori, perché possano essere loro i portatori di un messaggio di vita con i loro genitori» racconta Merli. Lezioni di educazione stradale rese ancor più impattanti attraverso l’ausilio di un crash test. Ma l’appello dell’associazione è rivolto anche «a uno Stato assente, a uno Stato a cui manca la volontà e l’impegno di far fiorire una società civile. Basta con il taglio all’istruzione e alle forze dell’ordine - sottolinea ancora Roberto Merli - perché la prevenzione è la principale arma per porre fine a queste stragi». Una denuncia che parte «da una mancanza troppo evidente di controlli sulle strade e a confermarlo è la presenza di automobilisti senza patente, assicurazione o alla guida in stato alterato», conclude. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Marta Giansanti
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