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05.06.2020

Troppi morti restano ancora senza paternità

I numeri non raccontano ancora tutta la verità sulla tragedia del Covid 19. Di certo però affidano alla memoria l’immagine di una pandemia dalle dimensioni spaventose. Istat e Istituto Superiore di Sanità hanno diffuso ieri, a distanza di un mese dal precedente, un rapporto aggiornato sui decessi avvenuti nei primi quattro mesi del 2020 ed i morti attribuiti al Coronavirus. Dal 1° gennaio al 30 aprile, nel Bresciano (i dati riguardano il 99 per cento dei Comuni) sono decedute 8.502 persone, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando si verificarono 4.442 decessi, con il corollario ormai noto: più croci tra gli uomini che tra le donne, l’età media dei decessi avanzata, la vulnerabilità che ha agevolato la furia distruttrice del virus. Il Covid ufficialmente se ne è portati via 2.466 al 30 aprile, 900 in più rispetto al 31 marzo, a conferma di un rallentamento già registrato. Nel marzo scorso infatti i morti erano aumentati del 290 per cento rispetto alla media dello stesso mese del periodo 2015-2019, percentuale scesa al 140 per cento in aprile. Ma continua a restare senza risposta la ragione di quella vasta zona grigia determinata dall’eccesso di mortalità ancora senza spiegazioni tra il 2019 ed il 2020, di circa 1500 unità. UNA CONSIDERAZIONE che è poi l’indiretta conferma che il virus ha falciato molte più vite senza però la prova della «pistola fumante»: basti ricordare i lutti nelle case di riposo, nella maggior parte rimasti senza paternità. Un’altra parte del rapporto dell’Istat confronta la media dei decessi marzo-aprile 2015- 2019 con il corrispondente periodo del 2020. Spicca il valore assoluto del comune di Brescia: da una media di decessi pari a 375 unità, nello stesso periodo raggiunge del 2020 raggiunge 1005 morti, pari a un incremento del 167,7 per cento. Numeri già da brividi, ma che in termini percentuali raggiungono altrove vette inimmaginabili. BARBARIGA raggiunge un 525 per cento in più, da 4 a 25 morti; Capriolo, 473 per cento, da 12 a 70; un iperbolico 614 per cento a Cigole, da una media di quasi 3 funerali a 20 sepolture; Lavenone forse non fa nemmeno testo perché quel 1150 per cento è il frutto di appena 5 morti; ma quasi non ne aveva avuti prima. E c’è il fronte occidentale che corre tra Orzinuovi e Orzivecchi, entrambi attestati su percentuali che oscillano tra il 450 e il 500 per cento. Lungo l’Oglio Palazzolo piange 131 cittadini; ne aveva sepolti in media 27 nei periodo precedente. Pontevico, Comune simbolo che ha visto piombare il virus tra le sue mura ha lasciato sul terreno 74 vittime contro 12 di media per un incremento del 506 per cento. L’Istat infine invita a focalizzare l’attenzione sulla riduzione nel mese di aprile della quota di eccesso di mortalità totale non spiegata dal Covid 19. Un risultato di rilievo, annota ancora l’Istat, da attribuire a due possibili cause: è aumentata la capacità diagnostica delle strutture sanitarie oppure è diminuita la mortalità indiretta non correlata al virus, causata dalla crisi del sistema ospedaliero nelle aree maggiormente affette. Quest’ultima componente infatti migliora man mano che si riduce la pressione sui sistemi sanitari che possono tornare a garantire un’adeguata assistenza a tutte le altre patologie. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

William Geroldi
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