«Un fattore di pressione contro scavo-selvaggio»

Il consigliere Marco Apostoli
Il consigliere Marco Apostoli

Un «fattore di pressione» per il Piano cave che tuteli le zone dell’hinterland come Rezzato e Montirone più esposte alle escavazioni. Il varo di un vincolo simile a quello applicato dalla Regione per le discariche viene invocato dal consigliere Marco Apostoli di Provincia Bene Comune nelle osservazioni presentate in merito alla nuova normativa che regolerà i «giacimenti» di terra e ghiaia nei prossimi dieci anni. «Per i nuovi ampliamenti di volumi bisogna tenere in considerazione il consumo di suolo già autorizzato, limitando le aree del territorio comunale che possono essere adibite ad escavazione - scrive Apostoli -. Come per le discariche, il fattore di pressione deve conteggiare le cave già attive o autorizzate, quelle dismesse o recuperate, i metri quadrati occupati dagli impianti di trattamento rifiuti. E la superficie delle eventuali cave dismesse che sono state adibite a discarica verrà calcolata il doppio». Raggiunta poi «la piena escavazione della quantità autorizzata, la cava è dichiarata cessata, e quando un Ate ha finito la sua programmazione di 10-12 anni, deve essere recuperato con destinazione finale di carattere naturalistica ambientale per pubblica utilità». Apostoli auspica «che la Provincia voglia davvero fare un passo verso la sostenibilità ambientale. La scelta dei quantitativi è di carattere politico, per questo riteniamo che il dato corretto del fabbisogno per il prossimo Piano cave sia di 27.500.000 metri cubi, che è il risultato della media degli anni dal 2005 al 2018. Stima che va depurata dei 10 milioni di materiali da recupero previsti». Il precedente Piano cave, con volumi scavabili di oltre 70 milioni di metri cubi, «è stato ritenuto attuabile tra il 2005 e il 2015, ma oggi, dopo ben 15 anni, lo scavato risulta essere di poco superiore ai 35 milioni - sottolinea Apostoli -. Se consideriamo la crisi dell’edilizia che dal 2009 in poi ha colpito tale settore, e prendiamo a riferimento l’ultimo dato utile di scavato dell’anno 2018 pari a 1.453.229 metri cubi, ne deriverebbe un fabbisogno per i prossimi 10 anni di 14.532.290 metri cubi». Secondo lo studio dell’Università di Brescia - «inciampato» in un algoritmo impazzito che ha costretto il Broletto a ripresentare il Piano -, il fabbisogno di sabbia e ghiaia per il prossimo decennio dovrebbe invece aumentare di circa 8 milioni di metri cubi, che aggiunti ai 41,5 già ipotizzati ed ai 5 milioni di metri cubi provenienti da fonti alternative come terre e rocce da scavo, porterebbe ad un nuovo totale di 54,5 milioni. «Stiamo preparando la nuova proposta - precisa il vice presidente della Provincia, Guido Galperti, che detta l’agenda -. La settimana prossima verrà illustrata ai consiglieri provinciali, quindi ci saranno ancora 60 giorni di tempo per la presentazione delle nuove osservazioni. Se tutto va bene, entro la prima decade di aprile il nuovo Piano sarà adottato. Sono i tempi concordati anche con l’assessore regionale all’Ambiente Raffaele Cattaneo nell’incontro della scorsa settimana». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

C.REB.