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14.03.2019

I clan nigeriani
«studiano» da
Cosa Nostra

Anche nel Bresciano il narcotraffico e lo  sfruttamento della prostituzione sono le  fonti di introito più consistenti per la mafia nigeriana
Anche nel Bresciano il narcotraffico e lo sfruttamento della prostituzione sono le fonti di introito più consistenti per la mafia nigeriana

Sempre più aggressive e strutturate. Che, come vere e proprie holding del crimine, diversificano il proprio business senza mai entrare in rotta di collisione con altri clan. È questo il profilo delle mafie straniere tracciato dall’Osservatorio sulla criminalità organizzata in Lombardia. Nella regione si concentra il maggior numero di immigrati residenti in Italia: 1.139.463, di cui 158.585 nel Bresciano.

LO STUDIO HA VALUTATO anche l’indice di aggressività delle mafie «importate». La nostra provincia si trova in una fascia molto alta, mentre per quanto riguarda l’indice di violenza si trova in «fascia 3», con 11 omicidi avvenuti tra il 1990 ed il 2018. Tra i gruppi criminali emergenti figurano quelli nigeriani, dove si sta sviluppando una sorta di regola distorta delle «pari opportunità»: sono sempre di più le donne ingaggiate dai clan per gestire - ricorrendo persino alla minaccia di riti voodoo - lo sfruttamento della prostituzione e trasporto di cocaina. La cupola di Abuja e Lagos, suddivisa in confraternite anche nel Bresciano, preferisce mantenere un «basso profilo». Proprio questa tendenza alla coesistenza pacifica, ha fatto sì che le stesse mafie italiane, specie la camorra e la ’ndrangheta, abbiano stretto accordi di cooperazione con loro. Il fenomeno è stato portato alla luce nel 2007, quando la squadra mobile di Brescia riuscì a scalfire con l'operazione Eiye (dal nome del gruppo criminale) la «cupola nigeriana». Per 4 imputati affiliati ai Black Axe fu riconosciuta l’associazione di stampo mafioso. Il filone Eiye 2 portò all’arresto di 11 persone tra Borgosatollo, Ospitaletto, Torbole, Castegnato, Paderno e Azzano: gestivano il racket nigeriano di prostituzione, droga e armi. Due alla fine del giudizio i nigeriani condannati per 416 bis. Anche nel Bresciano è venuto alla luce il sistema di reclutamento delle prostitute: l’organizzazione anticipa del denaro ad una ragazza per espatriare in Italia, poi la costringe a lavorare per risarcirlo. Capita così che anche ragazze ancora sfruttate decidano di «aiutare» a venire sulle strade del nord Italia altre giovani, in modo da divenirne in questo modo creditrici e recuperare denaro per estinguere più velocemente il proprio debito. Occorre rilevare anche i cambiamenti in corso nella portata del debito, passato dai circa 30-50 mila euro di primi anni Duemila agli 80-100 mila attuali.

ACCANTO allo sfruttamento della prostituzione prolifera il traffico di sostanze stupefacenti. Le organizzazioni criminali nigeriane trattano tutti i tipi di droga, dall’eroina alla cocaina, dai cannabinoidi alle sintetiche. Addirittura, grazie alla loro struttura reticolare distribuita in tutto il mondo, riescono a garantirsi l’acquisto all’origine dei principi attivi. Nel traffico di stupefacenti Brescia riveste un ruolo di piazza strategica. Le inchieste condotte dalla magistratura hanno evidenziato che qui un clan nigeriano aveva mutuato i metodi tipici delle associazioni criminali di stampo mafioso. Oltre a controllare il traffico di droga, aveva conquistato anche una elevata capacità di gestione del territorio praticando riti di affiliazione e imponendo un clima di intimidazione per mantenere il potere e incrementare un ramificato giro di affari comprendente lo sfruttamento della prostituzione, le truffe (clonazioni di carte di credito) e persino l’estorsione. È interessante sottolineare che questo sistema criminale sia stato realizzato ad esclusivo discapito di connazionali, coltivando l’ambizione di gestire tutti gli affari, anche privati, riguardanti i cittadini nigeriani residenti a Brescia e provincia e di regolarne addirittura l’accesso al mercato del lavoro. Il controllo era anzi tale che l’organizzazione poteva permettersi di prevedere una «pena di morte» non solo per chi cercava di uscire dall’associazione, ma anche per chi, una volta selezionato, si rifiutava di entrarvi. Altri clan sono stati individuati grazie all’operazione Benedetta 2009 e all’indagine Ring News del 2011.

È NATURALE che tra le attività criminali delle organizzazioni nigeriane abbia progressivamente assunto un ruolo fondamentale il riciclaggio. Agenzie di Money Transfer, depositi in banche estere, investimenti di immobili in Italia e all’estero (Dubai) o trasporto di soldi a mano: questi sono i principali metodi di «lavaggio» del denaro. Dai rapporti della Direzione nazionale antimafia emerge fra l’altro che i flussi di denaro in uscita sono solo per il 37,8 per cento diretti in Nigeria. Questo significa che una parte cospicua dei flussi finanziari continua a muoversi in circuiti e con obiettivi illeciti. Altre truffe che hanno avuto recentemente uno sviluppo esplosivo sono quelle per corrispondenza e soprattutto telematiche, impossessamento dei codici pin di bancomat e carte di credito, oppure provocare incidenti per lucrare sui risarcimenti. In una stamperia di Concesio nel 2009 sono stati sequestrati buste paga, foto tessere, decine di timbri simili a quelli in uso presso le ambasciate nigeriane, moduli di carte d’identità e documentazione varia necessaria all’ottenimento del permesso di soggiorno o del ricongiungimento familiare. Permesso che veniva poi venduto per cifre che variavano dai 2 ai 3 mila euro. (4-Continua)

Cinzia Reboni
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