19 luglio 2019

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15.03.2019

Il depuratore del
Garda viaggia
a due velocità

In una simulazione al computer l’aspetto del futuro collettore sulle rive del Chiese a Gavardo
In una simulazione al computer l’aspetto del futuro collettore sulle rive del Chiese a Gavardo

L’opera vedrà la luce nonostante sia un corpo «estraneo» per le comunità che dovranno sobbarcarsi il peso ambientale degli impianti. Ma «il depuratore del Garda è un’opportunità, non un problema. L’importante è condividere il progetto coinvolgendo, con pari dignità, più aree della provincia che non sono mai state messe in corrispondenza tra di loro». Lo sostiene il presidente della Provincia, Samuele Alghisi, sintetizzando le conclusioni del vertice con i sindaci del bacino del Chiese, convocati per «ascoltare e interpretare le esigenze di tutti per portare a termine un’opera strategica per la protezione e la tutela di un patrimonio di enorme rilevanza e di un ambiente che registra ogni anno oltre 25 milioni di presenze turistiche». LA PROVINCIA, ha sottolineato Alghisi, «ha un ruolo “burocratico“, ai tecnici spetta la valutazione di impatto ambientale, sapendo che il piano complessivo delle opere di depurazione e gestione delle acque fa riferimento all’assemblea dei sindaci». Ma il tavolo di confronto «ha portato a tre risultati importanti. Innanzi tutto una valutazione delle urgenze. Siamo di fronte a un’emergenza ambientale che, come amministratori, abbiamo il dovere di sanare. Questo patrimonio idrico nazionale va tutelato, e la politica deve prendere atto delle decisioni tecniche prima di perdere il finanziamento del ministero e di non poter più intervenire sulla salute del lago». Come emerso nell’incontro tra la commissione ministeriale e Acque Bresciane, «l’emergenza del primo lotto, quello a nord del lago, è molto più pressante di quanto ipotizzato - spiega Alghisi -. L’erosione delle tubazioni sommerse ha subìto un’accelerazione: si sono danneggiate di più in 18 mesi che nei 35 anni precedenti. Il risanamento sulla condotta sublacuale che costerà 2 milioni è una soluzione tampone». I TEMPI PER PORTARE a termine i lavori del primo lotto, depuratore compreso, sono stati stimati in 4-5 anni. Secondo Acque Bresciane il progetto potrebbe sostanzialmente «autosostenersi» con il contributo di 100 milioni di euro del ministero (per entrambe le sponde del lago, bresciana e veronese), mentre altrettanti ce ne vorranno - «recuperati» in bolletta - per concludere tutta l’opera. «Il nuovo collettore consentirà la dismissione dei piccoli impianti obsoleti in Valtenesi e Valsabbia - sottolinea Alghisi -. Una soluzione che porterà benefici non indifferenti». La scelta di collocare il primo lotto nord del depuratore a Gavardo - costo previsto tra i 50 e i 60 milioni tra impianto e collettamento - «è frutto di un attento esame tecnico che ha stabilito che si tratta della soluzione preferibile dal punto di vista tecnico, ambientale ed economico-finanziario». Il secondo obiettivo raggiunto riguarda l’impatto ambientale e visivo. «I tecnici si sono prodigati per apportare migliorie non indifferenti alla realizzazione dell’impianto - spiega il presidente del Broletto -, che non sarà più fuori terra, e avrà la possibilità di creare scarichi diversificati a seconda della stagionalità e della situazione idrica territoriale». Terzo ed ultimo aspetto, i «benefit» ai Comuni che subiranno l’impatto dei lavori di realizzazione della collettazione. «L’impegno sottoscritto dalla Comunità del Garda prevede la destinazione del 10% della tassa di soggiorno per un certo periodo, fino ad un massimo di 8 anni. Si tratta di milioni, che potranno essere utilizzati per progetti di infrastrutture o miglioramento ambientale e paesaggistico - sottolinea il consigliere provinciale Diego Peli -. Si tratta non solo di un importante aspetto economico, ma di una vera e propria rivoluzione dal punto di vista culturale. Non bisogna pensare al depuratore come ad una bomba ecologica». La Provincia conta di arrivare al progetto definitivo entro fine anno, con l’obiettivo di iniziare i lavori nel 2020. Una volta chiuso il primo lotto, verrà presa in esame l’area sud del lago. «La situazione in questo caso è di ordine strutturale e, al netto di alcuni Comuni che sono in infrazione europea, può essere affrontata a medio e lungo termine - sottolinea Alghisi -. Il depuratore di Montichiari non viene “congelato“, ma semplicemente rinviato. Una volta che il primo impianto andrà a regime, verrà valutata l’effettiva necessità». Il prossimo passo sarà un incontro con l’assessore regionale Pietro Foroni «per illustrare tutte le istanze ed i risultati raggiunti. Questo lavoro preliminare forse andava fatto già qualche anno fa, ma l’importante è essere riusciti a portarlo a termine adesso. Non ho la presunzione di aver sciolto tutti i dubbi - ammette Alghisi riferendosi alla riunione con i sindaci dell’asse del Chiese -. Ci sono Comuni che difficilmente cambieranno idea, ma tutte le ragioni e le criticità sono state esaminate». IN ATTESA DI CAPIRE se funzionerà l’opera di mediazione della Provincia tra i promotori del progetto e l’indignazione del territorio, le posizioni di contrarietà - a giudicare dalle reazioni a caldo dopo il vertice - rischiano di radicalizzarsi di fronte a un’opera calata dall’alto. I progetti sono oggettivamente vulnerabili a ricorsi di ogni genere, considerate le criticità: a partire dal fatto che il Chiese è stato riconosciuto dall’Istituto superiore della Sanità la causa dell’epidemia di legionella e polmonite. Il che rende incompatibili i collettori. Se Ato e Acque Bresciane dovessero insistere nella scelta di scaricare i reflui depurati nel fiume, è pronto l’esposto al ministero della Salute, ma anche ricorsi al Tar e pacifiche barricate. Sindaci, comitati e cittadini dei paesi che si affacciano sul Chiese sono pronti a sfoderare un «arsenale» di carte bollate e proteste per fermare i depuratori di Gavardo e Montichiari. •

Cinzia Reboni
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