20 gennaio 2020

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13.01.2020

In duemila in marcia
«Stop al depuratore
che uccide il Chiese»

Un fiume in piena tra Gavardo e Prevalle, una muraglia umana per fermare i depuratori progettati nella valle del Chiese e destinati a ripulire i reflui fognari del Garda. Circa duemila hanno partecipato ieri alla manifestazione di protesta contro il doppio collettore al servizio dei Comuni dell’alto lago fino a Salò e San Felice, e a Montichiari per i paesi della Valtenesi e Lonato. Due i cortei partiti in contemporanea, e che si sono simbolicamente incontrati proprio nell’area dove dovrebbe sorgere il nuovo depuratore di Gavardo, tra il fiume Chiese e la tangenziale. Unanime la conta dei partecipanti, sia da parte degli organizzatori – il Tavolo del Chiese, il Comitato Gaia, gli ambientalisti di Basta Veleni - che delle forze dell’ordine: un migliaio sono partiti da Gavardo, altri 500 da Prevalle, il resto si è unito a macchia di leopardo, nel senso che ha iniziato la marcia senza arrivare al raduno. Significativa anche la presenza degli amministratori in rappresentanza di dodici paesi: oltre a Gavardo e Montichiari anche Asola, Bedizzole, Calvagese, Muscoline, Nuvolera, Paitone, Prevalle, Sabbio, Vallio e Villanuova.


«UNA GIORNATA memorabile – ha sottolineato Davide Comaglio, sindaco di Gavardo e capofila della protesta da oltre un anno, da quando ancora era primo cittadino a Muscoline – perché il corteo conferma come stia crescendo la consapevolezza del territorio che questo è un progetto assurdo. Contestiamo i parametri con cui è stata stilata la graduatoria delle migliori soluzioni possibili: siamo certi ci sia una strada alternativa, meno costosa e più rispettosa dell’ambiente». Comaglio ha aggiunto: «Non è campanilismo, semplicemente non si possono portare qui le fogne del Garda. Anche quelli del lago cominciano a capire che non si può fare. I lavori per la posa delle tubature devasteranno il territorio: 33 chilometri di scavi sulla Gardesana, che quando c’è una buca si formano code di chilometri. Il turismo sarà penalizzato per 7 anni, senza contare i milioni di spesa per l’energia necessaria a pompare l’acqua». «È assurdo che per un’opera che coinvolgerà centinaia di migliaia di abitanti - ha incalzato Marco Togni, primo cittadino di Montichiari - venga presa in considerazione soltanto una soluzione, quando il regolamento regionale per i depuratori ne prevede almeno due quando si tratta di un impianto da 10 mila abitanti. La cosa buona è che da mesi nulla si muove, e forse allora questo progetto è davvero in discussione. Ai sindaci del Garda che affermano di voler proseguire senza ma e senza se, vorrei ricordare che non possono decidere a casa degli altri».


IN RAPPRESENTANZA dei Comuni mantovani dell’asta del Chiese c’era Luciano Carminati, vicesindaco di Asola: «Se da un lato comprendiamo le esigenze dei paesi gardesani - ha affermato - di certo non capiamo perché si voglia realizzare un’opera faraonica e contro natura, cambiando il corpo recettore e pompando acqua in salita sulle colline». A sfilare anche il consigliere regionale Floriano Massardi: «Non siamo contro il progetto a prescindere - ha spiegato -, ma contro questo modo di fare che non ha mai coinvolto i territori. Per risolvere la questione dobbiamo affidarci ad un ente tecnico indipendente, che faccia uno studio super partes: se poi sarà ancora Gavardo la soluzione migliore, allora ce ne faremo una ragione». Tanti i cittadini che hanno partecipato alla protesta indossando le ormai celebri t-shirt con la scritta «I love Gavardo». «Era importante manifestare contro questo progetto assurdo - ha rimarcato Nadia Massolini di Gavardo che lavora in un salone di acconciature - che non farà altro che svalutare il nostro territorio e sperperare denaro. Un impianto come questo porterà altro inquinamento, su un’area già provata. Bello essere così in tanti, qualcuno ora dovrà ascoltarci». «Voler rifare tutto, e con questo tipo di investimento - aggiunge Antonio Parvis, consulente d’azienda che da poco vive a Gavardo, ma per 20 anni ha abitato a Salò - in realtà significa non sapere cosa fare. Si è parlato di tecnici e professionalità solo apparenti: con i numeri si cerca di nascondere e giustificare un progetto che non sta in piedi. Se davvero si vuole curare il Garda si devono prima di tutto separare le acque bianche dalle nere, e poi risolvere il problema degli scarichi a lago. E che la sublacuale sia un pericolo è una bufala: ha resistito ad un terremoto, e anche chi si occupa della manutenzione ha smentito ogni messaggio allarmista».

Alessandro Gatta
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