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22.05.2020

«Bomba» all’amianto, l’inchiesta si allarga

I funzionari di Ats e Arpa ieri mattina nel cortile della Fratus di Castelli CalepioL’ingresso dell’azienda bergamasca: ieri nuovi accertamenti della magistratura per reati ambientaliLa prima perquisizione avvenuta all’inizio del mese di marzoL’amianto sui tetti dell’azienda al confine con Palazzolo
I funzionari di Ats e Arpa ieri mattina nel cortile della Fratus di Castelli CalepioL’ingresso dell’azienda bergamasca: ieri nuovi accertamenti della magistratura per reati ambientaliLa prima perquisizione avvenuta all’inizio del mese di marzoL’amianto sui tetti dell’azienda al confine con Palazzolo

Mario Pari Simona Duci Castelli Calepio, atto secondo. Per la seconda volta, nel giro di pochi mesi le forze dell’ordine sono entrate nella Fratus, azienda dismessa del comune bergamasco al confine con la provincia di Brescia e in particolare con Palazzolo. L’inchiesta è coordinata dal pm Antonio Bassolino e al centro ci sono dei quantitativi di amianto. PROPRIO per la vicinanza con Palazzolo e per la volatilità delle pericolose fibre di amianto la vicenda interessa anche la provincia di Brescia. Ier, nell’azienda sono entrati i carabinieri del Noe e della stazione di Grumello, personale dell’Ats e dell’Arpa e un consulente della procura. Un’attività che si è protratta per ore, quella degli investigatori e del personale sanitario. Anche per un motivo che è andato ad aggiungersi a quelli per cui le indagini avevano preso il via. Dagli accertamenti è emerso che sono stati violati rimossi i sigilli di un capannone. Sigilli che erano stati apposti nei mesi scorsi, quando la struttura, insieme ad altro era stato posto sotto sequestro. Gli accertamenti di ieri hanno consentito di verificare che, effettivamente il sigillo era stato rimosso. Ma non è stato l’unico elemento emerso durante il sopralluogo. A quanto si è appreso in un rivolo, al confine tra i comuni di Castelli Calepio e Palazzolo sarebbe stato trovato un frammento di amianto. Il frammento, insieme ad altri è stato sequestrato. L’attività investigativa, in ogni caso non è ripartita improvvisamente ieri. Nei giorni scorsi sono state interrogate alcune persone ed è possibile che il carico di lavoro per la procura di Brescia sia destinato ad aumentare ulteriormente. Il numero degli indagati a vario titolo per omessa bonifica, disastro ambientale e rifiuto d’atti d’ufficio è raddoppiato passando da cinque a dieci. L’inchiesta è ancora in una fase fluida, nel senso che bisognerà provare che le fibre di amianto trovate nel corso d’acqua provengano effettivamente dai capannoni sotto sequestro. Nella zona ci sono altri fabbricati abbandonati. L’Ats ritiene necessario rimuovere le coperture, ma prima bisognerà attendere le analisi dell’Arpa e i rilievi del perito della procura. Di certo esauriti gli accertamenti tecnici, verranno rimossi i sigilli. •

Mario Pari Simona Duci
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