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25.06.2019

Canneti del Sebino addio Il cemento ha sfrattato gli uccelli acquatici

Una folaga in cova nel nido costruito su una barca ancorata
Una folaga in cova nel nido costruito su una barca ancorata

Da Paratico a Sarnico c’è la distanza di un (breve) ponte, e anche sull’altra sponda c’è più di un problema ambientale. Qui come altrove la cementificazione selvaggia e il graduale azzeramento della vegetazione ripariale hanno sfrattato un po’ per volta gli uccelli acquatici. A farne le spese sono gli anatidi ma anche le folaghe, ormai prive di spazi adatti alla nidificazione. La pressione turistica negli ultimi anni ha occupato la scena nei Comuni delle sponde bergamasca e bresciana, e le amministrazioni locali hanno fatto scelte urbanistiche che hanno tolto spazio all’avifauna. Un problema evidenziato anche nelle ultime settimane dai ripetuti ritrovamenti di pulcini di folaga (si chiamano pulli) rimasti senza casa. Fortunatamente sono stati recuperati da passanti e volontari e presi in carico dal Cras di Paspardo, e nell’elenco - ultimo di una serie - c’è anche un pullo di svasso maggiore recuperato domenica. L’ORIGINE di queste dispersioni? L’azione discutibile, e sicuramente illegale (la legge 157 del 1992 vieta tra le altre cose la distruzione di qualsiasi nido), di alcuni titolari di imbarcazioni. Tutto nasce dal fatto che le folaghe rimaste senza canneti danno vita a una «occupazione abusiva» costruendo i nidi sulle barche attraccate. E più di un proprietario ha risolto il problema prelevando piattaforme, uova e pulcini e depositando il tutto sui pontili, o peggio direttamente in acqua, condannando a morte i pulcini o le uova. Tra le persone che si stanno occupando del problema c’è la palazzolese laureanda in Veterinaria Elisa Belotti: «Purtroppo la fauna selvatica è oggi minacciata dall’impatto antropico - ricorda Elisa -, in questo caso sulle rive di lago e fiume. I dati dell’Iwc (International waterbird census) del 2018, un censimento ornitologico annuale sulle popolazioni di uccelli acquatici svernanti in Lombardia - aggiunge - dimostrano un calo del 13% delle folaghe a partire dal 2017 nel Sebino meridionale». Auspicando una collaborazione tra il mondo dei naturalisti e quello dei veterinari, Belotti ha una proposta per ovviare almeno in parte al problema: la collocazione in acqua di una serie di piattaforme galleggianti che funzionerebbero come posatoi e nursery per gli uccelli acquatici. Ne vuole parlare con realtà pubbliche come l’ente gestore delle Torbiere del Sebino, e cerca sovventori per quello che potrebbe diventare un progetto Life Natura.

S.DU.
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