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07.08.2019

Anche il Sebino vuole una Capitaneria di Porto «I numeri lo impongono»

Gli amministratori chiedono più sicurezza nelle acque del lago
Gli amministratori chiedono più sicurezza nelle acque del lago

Per scongiurare che avvengano altre disgrazie in acqua, il Sebino punta ad avere una Capitaneria di porto. La sede è già stata individuata nell’ex casello idraulico, al porto Industriale di Iseo. Le risorse per mezzi e uomini tocca al ministero di Infrastrutture e Trasporti trovarle. «Il prefetto di Brescia, Attilio Visconti, si sta spendendo molto per realizzare questo progetto: e noi facciamo altrettanto», ha detto ieri, incontrando la stampa, a Sarnico, Alessio Rinaldi, presidente dell’Autorità di bacino nonché sindaco di Marone. Al suo fianco, i vicepresidenti delle Province di Brescia e Bergamo, Guido Galperti e Pasquale Gandolfi. In sala, i rappresentanti dei corpi d’arma e dei sodalizi di volontariato che prestano la loro opera in favore della sicurezza di bagnanti e natanti sul lago sulla base di convenzioni siglate lo scorso giugno. «IN QUESTI GIORNI ho inviato due lettere, una al prefetto Visconti e l’altra a Ilaria Zavarian, tenente pilota di vascello della Capitaneria di porto di Salò- ha riferito Rinaldi-. Abbiamo chiesto un incontro per vedere come dar corpo al progetto di istituire anche a Iseo una Capitaneria di porto, come già ce ne sono sul Garda e sul Lago Maggiore. I numeri sono dalla nostra parte: Montisola, al centro del lago, ha 2mila abitanti e le motonavi della società di Navigazione totalizzano 900mila passeggeri l’anno. Si tratta ora di trovarci, magari in Regione ed elaborare una proposta convincente e inoltrarla al ministero a Roma». Non sarà un percorso veloce, ma la volontà di andare in quella direzione è chiara. Né manca la determinazione di centrare l’obiettivo nel più breve tempo possibile. Quanto alle zone a rischio per la balneazione, Diego Nolli, responsabile della Guardia costiera ausiliaria dislocata a Sarnico, s’è detto disponibile a individuarle, insieme con i suoi collaboratori, perché siano visivamente segnalate. Per quelle dichiarate pericolose, i sindaci avranno la facoltà di emettere i divieti di balneazione».

G.Z.
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