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22.03.2019

Fango su Facebook, avvocati in azione

Il sindaco Riccardo Venchiarutti
Il sindaco Riccardo Venchiarutti

Quando su Facebook si sollevano dubbi e insinuazioni circa l’onestà e la trasparenza delle sue scelte, l’Amministrazione comunale di Iseo ha deciso di rispondere colpo su colpo, con gli avvocati. IN DUE CASI, di recente, il sindaco Riccardo Venchiarutti e i suoi collaboratori hanno attivato lo studio legale di Brescia che fa loro da consulente, chiedendogli di intervenire per far rimuovere da Facebook dei post che ipotizzavano favori a beneficio di «interessi» non meglio precisati. La cosa è diventata di pubblico dominio poiché il gruppo di minoranza «Iseo civica», gruppo confluito nella coalizione di centrodestra che, sotto il simbolo di «Iseo sicura», sostiene la candidatura a sindaco di Marco Ghitti, ha pubblicato su Facebook un’interrogazione scritta inoltrata in questi giorni. I consiglieri comunali Gabriele Gatti, Pierangelo Marini e Maria Angela Premoli, nell’interrogazione, chiedono «in relazione a presunte offese nei confronti dell’Amministrazione comunale attuate da parte di privati cittadini attraverso Facebook, copia dell’incarico affidato allo studio legale e la relativa spesa complessiva sostenuta o ancora da sostenere». «Questa interrogazione lascia intendere che il nostro sia un attacco al diritto di critica - dice, in assenza del sindaco Venchiarutti, il vicesindaco Pier Franco Savoldi - Niente di tutto questo. Sui post in questione erano scritte parole che gettavano gratuitamente fango sul nostro operato. Abbiamo deciso di reagire. La spesa è compresa nel compenso forfettario a suo tempo concordato con lo studio legale». Nel primo dei due casi, una signora di Clusane aveva adombrato comportamenti scorretti dell’amministrazione in una vicenda capitata nella frazione: è stata costretta da una missiva arrivata da Brescia a rimuovere il suo atto d’accusa. Nel secondo caso, l’amministratrice di una chat su Facebook non solo ha bannato i contributi di un paio di giovani incautamente ospitati, ma ha pure chiesto pubblicamente scusa. •

G.Z.
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