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12.03.2019

Mestieri antichi per un’economia circolare

La riparazione di vecchie bici: un lavoro tra ecologia e artigianatoIl laboratorio di falegnameria: dagli «incastri» a mobili complessi
La riparazione di vecchie bici: un lavoro tra ecologia e artigianatoIl laboratorio di falegnameria: dagli «incastri» a mobili complessi

Favorire il riuso e l’economia circolare; coinvolgere persone di tutte le fasce d’età, dagli studenti ai pensionati; dare un’opportunità a chi non ha più un lavoro, di impararne uno nuovo e aprirsi nuovi orizzonti futuri. Sono tutti obiettivi del progetto «Volontariamente in circolo per un’economia sostenibile e solidale», finanziato dalla Regione, dalla Fondazione Cariplo e dal Cvs, che a Iseo è supportato da sette realtà associative: il Circolo Acli, La Manica, l’Api, Musicalmente, Rete di Daphne e l’Istituto comprensivo. SONO TRE i laboratori proposti: quello di cucito, quello di falegnameria e quello della riparazione di biciclette. Spiega Angiolino Pollonini, storico artigiano con la bottega sulla via Mirolte: «Recuperiamo le biciclette usate, che molti gettano via, e restituiamo loro una nuova vita. Ottima iniziativa, perché dimostriamo quanto sia importante il lavoro artigianale, e come sia un peccato privarsi di oggetti riutilizzabili, che possono ancora dare qualcosa a chi li possiede». «Tutti i miei corsisti si stanno impegnando a fondo per imparare un mestiere che in pochi sanno ancora fare - dice soddisfatto Pollonini -. Al giorno d’oggi si preferisce spendere soldi per una bicicletta nuova, anche se quella vecchia non è da buttar via. Ls nostra idea invece, è quella che tutto si ripara». «AL CORSO di falegnameria - spiega invece il falegname professionista Stefano Brescianini - diamo un’infarinatura sulle basi, proviamo tecniche dell’affilatura e dell’incastro. Stiamo affrontando restauri di mobili, ma l’obiettivo, in futuro, potrebbe essere creare da zero mobili e manufatti che possano servire alla comunità». In «Volontariamente in circolo», la parola inclusione ricorre spesso: «L’intenzione di partenza - spiega Sandra Mazzotti, coordinatrice del progetto – è stata quella di creare spazi di collaborazione, ad esempio con il Cps, per dare opportunità alle persone che hanno bisogno di aprirsi all’esterno. In questa chiave, abbiamo favorito l’ingresso nel progetto di alcune persone momentaneamente senza un lavoro: chissà che da qui non nascano per loro nuove opportunità». •

Alessandro Romele
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