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12.11.2019

La «green economy» sposa il lavoro femminile Soroptimist mostra la via

Da Soroptimist  casi virtuosi tra green economy e lavoro femminile
Da Soroptimist casi virtuosi tra green economy e lavoro femminile

Moda etica sulle strade bresciane per dare quella spinta in più all'economia, che tra inclusione sociale, scelte bio e sostegno delle donne trovano risposte importanti attraverso Soroptimist. La sezione Iseo, Valcamonica e Sebino Franciacorta, guidata da Eleonora Maria Spinelli, ha programmato un fitto calendario di serate sugli obiettivi dell'Agenda Onu 2030, presentandosi giovedì sera all'Iseo Lago Hotel, sede del club. È SU LAVORO dignitoso e crescita economica che è partito l'intervento della dottoressa Alessandra Favalli, che da anni si occupa di strategie per la cooperativa sociale Quid nel settore della moda etica: «I dati parlano chiaro: il nostro è un mercato del lavoro tra i meno inclusivi in Europa - ha spiegato -: in Italia la categoria più penalizzata sono le donne». Su scala globale nel 2018, l'italia si è posizionata al 70 esimo posto per gender gap (la discrepanza di opportunità fra uomini e donne), con un tasso di impiego femminile del solo 55%. Per coloro che soffrono di una situazione di vulnerabilità, invalide, ex detenute, ex tossico dipendenti, il tasso non supera il 25% dal 2014. Ma ci sono casi virtuosi, modelli di business inclusivi che si stanno affermando. Portato ad esempio c’è quello della Filmar network di Erbusco che si occupa di filati. L'azienda ha redatto nel 2012, un nuovo programma all'interno del suo protocollo di responsabilità sociale di impresa, allo scopo di creare una filiera che producesse cotone biologico investendo sulla formazione del personale. Un programma che ha ricevuto l’attenzione delle Nazioni Unite, potendosi pregiare del brand «Cotton for life», che qualificare chi coltiva cotone biologico e adotta processi produttivi «green», ma anche aspetti di esternalità sul sociale importanti. Altra interessante realtà è la Trame Naturali, un network di piccoli calzifici bresciani che adotta lane e cotoni biologici e certificati.«Hanno fatto rete - ha spiegato Favalli - per preservare l’occupazione e armonizzare lavoro e impegno famigliare. Un modo di lavorare del tutto autonomo e autogestito, insieme». Un modello che funziona e che può fare scuola.

S.DU.
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