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12.06.2019

La motonave
del «futuro» si
è già incagliata

Il varo con Diego Invernici, allora vicepresidente della Navigazione, e l’ingegner Emiliano ZampoleriLa motonave ibrida «Predore»: una novità che era stata accompagnata da grandi speranze
Il varo con Diego Invernici, allora vicepresidente della Navigazione, e l’ingegner Emiliano ZampoleriLa motonave ibrida «Predore»: una novità che era stata accompagnata da grandi speranze

La motonave «Predore» s’è arenata: non va, non si muove. Per questa ragione, stanca di pazientare, la Navigazione lago d’Iseo srl ha rescisso il contratto con il quale ne aveva affidato la costruzione alla «Zara metalmeccanica» di Dolo, in provincia di Venezia. A marzo la «Predore» è addirittura andata in avaria in mezzo al lago e si è dovuto rimorchiarla con un battello sino al cantiere nautico di Costa Volpino, dov’era in allestimento dal maggio 2018 e dove adesso è malinconicamente ferma. «AVREBBE DOVUTO entrare in servizio a metà estate del 2018, ma ha continuato ad accumulare ritardi, nonostante i nostri ripetuti solleciti, e ancora non funziona, causa una concomitanza di fattori negativi - racconta il presidente della Navigazione, Giuseppe Tobias Faccanoni -. Rescindere il contratto non è stata una decisione presa a cuor leggero, l’abbiamo anzi condivisa con l’Autorità di bacino lacuale e con la Regione, che ha finanziato la realizzazione della motonave con 2,4 milioni di euro». Quando, agli inizi del 2016, la Navigazione lago d’Iseo ha bandito la gara d’appalto per costruire la «Predore», aveva allegato un progetto preliminare, precisando che il progetto esecutivo e le certificazioni che rilascia il Registro italiano navale (Rina) erano a carico dell’azienda costruttrice. L’unica a partecipare al bando è stata la «Zara metalmeccanica srl», che l’ha vinto con l’avvalimento di competenze e ditte esterne. DA ALLORA i tempi di consegna si sono dilatati e poi sono cominciate a emergere diverse difficoltà durante le prove tecniche di navigazione. Tre i motori montati sul sistema propulsivo: due elettrici, della Siemens, e uno diesel. «La Predore è un prototipo, un’imbarcazione innovativa, ma non è la prima motonave ibrida ad essere realizzata: ce ne sono che solcano i laghi europei e persino il mare - precisa Faccanoni -. L’azienda di Dolo, di fronte a una serie di problemi che non sapeva risolvere, ha iniziato ad accampare scuse dando la colpa ai suoi fornitori. Dallo scorso dicembre siamo passati agli ultimatum. Poiché il contratto non veniva rispettato, siamo stati costretti, nostro malgrado, a rescinderlo». FINORA è stato pagato alla «Zara metalmeccanica» l’85% di quanto convenuto. Ma ci sono in ballo le penali per più di un’inadempienza. Che succederà adesso? In un suo comunicato, l’azienda costruttrice dice di «confidare nel superamento della situazione determinatasi», non senza aggiungere che «quello intrapreso in questi quattro anni è stato un percorso caratterizzato da sfide sperimentali e di difficile soluzione, ma sempre gestite con grande collaborazione e trasparenza da parte di tutti i soggetti coinvolti». La palla intanto è passata agli avvocati. Il contenzioso si presenta complicato. Il fatto è che la «Predore» non è ancora nella disponibilità della Navigazione: «Per natura sono sempre fiducioso, ma stavolta lo sono meno di altre volte - confida Faccanoni -. Non appena si potrà intervenire sulla motonave, ci attiveremo per risolvere le problematiche emerse». •

Giuseppe Zani
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