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26.11.2020

Mensa Francesco
dona un boccone
di speranza a tutti

Un gruppo dei volontari che si prodigano contro le nuove povertàQuattrocento  persone beneficiano degli aiuti della  Mensa Francesco Un carico di derrate alimentari donate da negozi e supermercati
Un gruppo dei volontari che si prodigano contro le nuove povertàQuattrocento persone beneficiano degli aiuti della Mensa Francesco Un carico di derrate alimentari donate da negozi e supermercati

«Mensa di Francesco». Sono racchiuse nel nome lo spirito e le finalità del progetto sociale che ha preso forma a Capriolo. La circostanza che sia stata ripristinata in chiave moderna, una forma di assistenza promossa nei momenti più bui della storia la dice lunga sulle difficoltà affrontate quotidianamente dalle famiglie. La mensa sfama 400 persone in difficoltà. Sono individui fragili, anziani soli, adulti che hanno perso il lavoro e devono scegliere se pagare le bollette, l’affitto o mangiare e spesso hanno a carico bimbi piccoli. Nell’ultimo anno le richieste si sono raddoppiate e «quasi tutte le settimane aggiungiamo un nucleo famigliare in difficoltà – conferma Mina Rota vicepresidente del sodalizio – arrivano alla sede persone disperate, qualcuno dorme addirittura in macchina. Nascondono le lacrime, e a volte aspettano di essere al completo collasso delle risorse solo per timore, di mostrare la propria condizione. Qui non si giudica nessuno, vogliamo solo dare una mano grazie alla generosità di chi dona beni di prima necessità, per poter preparare le cassette familiari con le provviste, che vengono distribuite a cadenza settimanale». L’EMERGENZA Covid 19 ha reso più complessa la logistica del servizio che da mensa e diventato esclusivamente fornitore di pacchi alimentari di sussistenza. Una rete di auto aiuto che sta coinvolgendo diverse realtà territoriali: privati, ma anche associazioni, ristoranti e bar, che cercano di contribuire alla causa con quello che possono. «Dieci giorni fa improvvisamente il freezer si è rotto, ci siamo allarmati non sapevamo come fare, già le spese sono tante – racconta Mina Rota –: abbiamo lanciato un appello di aiuto, nel giro di poche ore, il Bar Imbarcadero di Paratico ce ne ha donato uno. Ma non solo anche materiale di protezione e farmaci per adulti e bambini da dottori della zona. Il lavoro che facciamo è completamente autonomo, non riceviamo sovvenzioni e spesso i fondi per fare la spesa li aggiungiamo noi, per non far mancare nulla a nessuno. Ci ha stupito in positivo la solidarietà mostrata dagli esercenti che pure stanno attraversando un momento nero». Per continuare la missione serve aiuto costante, «a volte ci chiamano per avvisarci di non consegnare surgelati perché gli è stata tolta la corrente per morosità – racconta la volontaria -: non ci si pensa, ma sono in tanti a vivere senza riscaldamento e senza corrente. Noi ci prodighiamo nel nostro piccolo perché crediamo in quel senso di comunità che negli ultimi anni si è dimostrato vivo più che mai», conclude Mina Rota. •

Simona Duci
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