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17.01.2020

Omicidio Pulvirenti, chiesto rinvio a giudizio per i medici

La salma di Nadia Pulvirenti viene portata via dal luogo del delitto
La salma di Nadia Pulvirenti viene portata via dal luogo del delitto

Il pubblico ministero Erica Battaglia ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti e sei i soggetti, sei persone più una cooperativa, accusati di per la morte di Nadia Pulvirenti la terapista di riabilitazione psichica di 25 anni dipendente della cooperativa Diogene a Cascina Clarabella, uccisa nel gennaio 2017 da un suo paziente psichiatrico, il 56enne Abderrahim El Mouckhtari prosciolto dall’accusa di omicidio perché ritenuto di incapace di intendere e volere al momento del delitto. IL PROSSIMO 27 febbraio il gup Alberto Pavan (dopo le eventuali repliche delle parti) deciderà se rinviare a giudizio o disporre il non luogo a procedere come chiesto dalle difese per la cooperativa Diogene (come datore di lavoro della vittima), per il direttore del Dipartimento di Salute mentale di Iseo, Andrea Materzanini, per quello del centro psicosociale Giorgio Callea, per la psichiatra Annalisa Guerrini che aveva in assistenza l’omicida, per il presidente del consiglio di amministrazione della cooperativa Claudio Vavassori e la collaboratrice Laura Fogliata. Concorso colposo nell'omicidio doloso il reato contestato a tutte le persone coinvolte. Secondo l’accusa la cooperativa e i cinque dipendenti non avrebbero fatto tutto il possibile, da un punto di vista sanitario e di sicurezza sul lavoro, per impedire al nordafricano di armarsi del coltello e colpire. «QUALCHE MESE prima (nel giugno del 2016) Abderrahim El Mouckhtari aveva aggredito un compagno di stanza utilizzando lo stesso coltello con cui ha poi ucciso con 19 fendenti la 25enne - hanno ricordato in aula i legali delle parti civili, gli avvocati Michele Bontempi e Melissa Cocca - Eppure quell'episodio non è statoi registrato nella cartella clinica relativa a Abderrahim El Mouckhtari che quindi ha potuto continuare a godere del progetto di residenzialità leggera che gli permetteva di vivere in un appartamento in un regime più libero». Le parti civili contestano anche il fatto che la cooperativa Diogene non ha dotato la ragazza di sistemi di protezione. «È stata lasciata sola ad affrontare una persona grande tre volte lei». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

PA.CI.
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