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16.07.2019

«Case operaie»,
un monumento
al declino

Un patrimonio edilizio in abbandono a due passi dal centro storico
Un patrimonio edilizio in abbandono a due passi dal centro storico

Tra le «ferite aperte» di Palazzolo non ci sono solo le aree dismesse come l’ex Italcementi e il cotonificio Ferrari, o le lottizzazioni incompiute come il villaggio di via Cortevazzo, insomma le trasformazioni mai decollate o mai completate. Il fenomeno che si aggiunge l’abbandono dei quartieri popolari. Nel giro di vent’anni moltissimi appartamenti degli storici insediamenti di edilizia popolare sono chiusi e non più affittati, perché la normativa antisismica e i vincoli storici ne rendono antieconomico il recupero. Gli investitori non arrivano, o scappano, e un grande patrimonio edilizio rischia l’abbandono

 

LE «CASE OPERAIE» sono l’esempio più vistoso: sono quasi vuoti i cinque edifici a due, tre o cinque piani in via Gramsci, in largo Case operaie e in via Marconi, a non più di 200 metri dalle piazze del centro storico, così come il caseggiato di via Attiraglio, tutti complessi costruiti nel corso del Novecento per i dipendenti di aziende locali.

 

NEI PRIMI ANNI del 2000 l’antica cooperativa li ha ceduti, senza costi, al Movimento cooperativo palazzolese. Nel 2006 Mcp decise di investire 3,3 milioni di euro per riqualificare 46 appartamenti e tre locali commerciali dei fabbricati «Bersaglio», in via Case operaie, e del «Privativa», ultimato nel 1955, in via Gramsci. Il primo cantiere dimostrò che l’investimento non bastava perché, oltre ad ascensori e nuovi impianti, la normativa antisismica richiese di costruire le sottofondazioni: «Bersaglio - ha spiegato il Movimento cooperativo - ci è costato quanto costruire 36 appartamenti nuovi». Il secondo intervento ebbe meno difficoltà, ma ai costi imprevisti la maggior durata dei lavori ha provocato la perdita degli affitti. L’esperienza del cantiere e l’arrivo della crisi hanno indotto Mcp, impegnato nella costruzione dei fabbricati del «Piano Life», a cedere a un imprenditore locale il blocco di via Marconi, raro esempio di case a schiera costruito prima della seconda guerra mondiale per impiegati e dirigenti. L’impresa, elaborato il progetto, si è scontrata con i vincoli storici posti sul fabbricato dalla soprintendenza. L’imprenditore, che non aveva perfezionato l’acquisto in attesa delle approvazioni, lo rese al Mcp: eda allora il complesso è rimasto senza inquilini, un’area «a rischio» tanto che il Mcp ha fatto sbarrare porte e finestre. Nella ex «piccola Stalingrado», così furono chiamate le Case operaie, son rimasti gli ultimi inquilini e la rosticceria: bar e tabaccaio invece hanno chiuso due anni fa. Il Movimento cooperativo ha concesso, gratuitamente alcuni locali a piano terra ad associazioni impegnate nel sociale. Nel fabbricato a cinque piani, senza inquilini, sono rimasti i piccioni e sul tetto ciuffi d’erba.

Giancarlo Chiari
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