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18.06.2019

«Rimangono
tantissime bombe
inesplose»

Il ponte sull’Oglio distrutto dagli intensi bombardamenti del 1945
Il ponte sull’Oglio distrutto dagli intensi bombardamenti del 1945

La bomba d’aereo che domenica ha mobilitato mezza Franciacorta e fatto sgomberare 1.200 persone stata ritrovata a Zocco d’Erbusco grazie alla sua memoria di ferro e ai suoi ricordi del tempo di guerra. E durante il brillamento dell’ordigno, il 91enne Angelo Mingotti si era dovuto, come tutti, allontanare da casa per mezza giornata: «Sono andato al lago con mia moglie, già da sabato», rivela.

 

L’ANZIANO agricoltore racconta che di bombe inesplose, comunque, potrebbero essercene altre nei dintorni: «Nell’estate del 1944 i miei genitori, avevano lasciato la cascina di Palazzolo, dopo decine di bombardamenti, convinti che nei campi di Adro al confine con Zocco, non bombardassero. Ma l’illusione durò poco: una notte di settembre mi svegliai con in bocca la polvere caduta dalle travi per un’esplosione. Da allora abbiamo visto diversi bombardamenti notturni». La moglie, che è sempre al suo fianco, aggiunge: «Io allora abitavo a Erbusco e in casa le esplosioni ci hanno fatto cambiare i vetri tre volte».

 

«QUELLA BOMBA - continua il marito - la ricordo bene: verso le due di una notte di fine gennaio, l’aereo “Pippo“ sganciò due bombe, ma ne sentimmo esplodere solo una. Al mattino nel campo c’era un cratere e più lontano una buca profonda, in diagonale. I miei ricordi hanno permesso di eliminare un rischio, ma credo che di bombe inesplose, in particolare a Palazzolo, ce ne siano altre». Ma Mingotti non è il solo testimone. Anche Enrico Strabla, 85 enne pensionato di Palazzolo, conferma: «Da luglio del 1944 al 25 aprile del 1945, quando i tedeschi se ne erano andati, il ponte della ferrovia è stato bombardato a tappeto e non tutte le bombe esplodevano».

 

PROSEGUE Strabla: «I bombardieri in formazioni da 36 o 48 si abbassano a gruppi di sei e sganciavano decine di bombe mirando il ponte. Chi, come la mia famiglia, viveva alle Case operaie di Palazzolo, scappava in campagna, anche in mutande, e purtroppo alcuni morirono sotto le bombe. Molte non esplosero, come quella finita nel cortile dell’ospedale, o le tre fra via Fusia e via Lagorio. Finita la guerra c’erano decine di bombe inesplose, ma bisognava ricostruire il ponte, e non era possibile un’operazione come quella di domenica. Trovata la bomba, partigiani e artificieri la isolavano, preparavano la carica e giravano con un megafono, chiedendo di stare chiusi in casa fino allo scoppio. Per questo ritengo probabile che di bombe inesplose, spostate dal fiume o finite fuori bersaglio, ce ne siano ancora».

Giancarlo Chiari
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