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23.05.2019

Rapine da incubo
In trappola la
banda albanese

Il revolver e i passamontagna sequestrati ai rapinatori
Il revolver e i passamontagna sequestrati ai rapinatori

Armati e pronti a tutto, anche a picchiare le vittime per farsi rivelare la combinazione della cassaforte. La banda composta da quattro albanesi per mesi ha fatto ripiombare il Nord Italia nell’incubo delle rapine in villa stile arancia meccanica. Il commando aveva cercato di assaltare anche un'abitazione di Erbusco il 13 maggio. L’ultimo blitz prima degli arresti scattati all’alba di ieri.

 

L’OPERAZIONE è stata ribattezzata «Ice eyes», cioè «Occhi di ghiaccio», perché quello sguardo glaciale, unico particolare visibile del volto coperto dal passamontagna del capo della gang, è stato l’unico indizio fornito da tutte le vittime. A partire dall'imprenditore vitivinicolo di Cella Monte nel Monferrato, Riccardo Coppo, che il 28 novembre era stato minacciato di morte dai quattro banditi armati di revolver e derubato. La rapina è stata una sorta di svolta per le indagini condotte sotto l’egida del sostituto procuratore di Vercelli Davide Pretti, dal Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia dei carabinieri di Casale Monferrato, supportati dai colleghi della di Legnano. In cella sono finiti Augustin Pjetergjokaj, 24 anni, Kristjan Keci, 28 anni, Cesk Thani, 32 anni, tutti clandestini pregiudicati domiciliati a Legnano, e il connazionale Kristjan Mehilli, 25 anni, residente a Tortona.

 

PER TUTTI L'ACCUSA è di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di rapine in abitazione, detenzione e porto illegale di armi, oggetti atti ad offendere e arnesi atti allo scasso, lesioni personali aggravate. Le indagini sono decollate dopo la brutale rapina ai danni di Riccardo Coppo: l’imprenditore venne costretto ad aprire la cassaforte sotto la minaccia di armi da fuoco e arnesi da scasso. Il bottino fu di circa 10 mila euro in contanti, orologi di pregio e diversi preziosi. La banda scappò poi sull'auto di uno degli amici. Il primo passo è stato identificare il capobanda, Cesk Thani, il rapinatore dagli occhi di ghiaccio, considerato il più pericoloso perché solito girare armato di pistola. I carabinieri sono arrivati a lui individuando l’auto «pulita», una Bmw usata dalla banda intestata a una persona che risultava proprietaria di 300 veicoli. A bordo di quest’auto, il 14 aprile sono stati intercettati in provincia di Como i complici di Thani. Uno di loro, Kristjan Mehilli, ha in tasca un revolver Smith & Wesson calibro 38 e dieci colpi dello stesso calibro. L'arma era stata rubata in un furto in abitazione a Villarbasse. Nell’auto erano stati trovati anche arnesi da scasso. Gli elementi raccolti erano insomma già molti, ma non ancora sufficienti a far scattare l'arresto.

 

LE INDAGINI CONTINUANO e i carabinieri riescono ad attribuire alla banda altre rapine: una a Trescore Balneario, tre tentate rapine a Parabiago, dove le vittime vengono picchiate, ed appunto nella villa di Erbusco. Assalti particolarmente aggressivi. In un caso durante l’irruzione nella casa di una coppia di anziani coniugi, i quattro albanesi non avevano esitato a pestare la badante, albanese come loro, nel tentativo di farsi rivelare dove fosse la cassaforte. La vittima aveva riportato un trauma cranico facciale. Dopo l’arresto, ulteriori indagini hanno consentito di individuare due covi della pericolosa banda di rapinatori, uno a Legnano, l'altro a Cassano Spinola.

N.P.C.
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