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15.02.2020

Terrot Italy si ferma, 36 lavoratori a rischio

Una veduta esterna della sede della Terrot Italy srl, che nel 2015 ha rilevato marchio e attività della Pilotelli Macchine Tessili in fallimentoUna fase del presidio deciso da lavoratori e sindacato a Cazzago
Una veduta esterna della sede della Terrot Italy srl, che nel 2015 ha rilevato marchio e attività della Pilotelli Macchine Tessili in fallimentoUna fase del presidio deciso da lavoratori e sindacato a Cazzago

Nei giorni scorsi le prime avvisaglie, nelle ultime ore la triste realtà con immediata risposta dei lavoratori. Stato di agitazione alla Terrot Italy srl di Cazzago San Martino, azienda di 36 dipendenti del gruppo Terrot GmbH (Germania), protagonista nel settore delle macchine tessili: una mobilitazione decisa dopo la comunicazione, fatta al sindacato, della messa in liquidazione della società (ora registrata in Camera di commercio come TIS srl) e della conseguente apertura della procedura di licenziamento collettivo il 13 febbraio. IMMEDIATA la richiesta di incontro alla controparte, inviata dalla Fim-Cisl territoriale che è in attesa di una sollecita convocazione. In questo contesto di incertezza e preoccupazione ieri sono state proclamate le prime otto ore di sciopero, inoltre gli addetti si sono organizzati con un presidio costante al di fuori dei cancelli della fabbrica «per evitare ulteriori sorprese». Gli sviluppi, che accendono un nuovo allarme occupazionale in provincia di Brescia, emergono a quasi cinque anni di distanza dall’avvio della nuova sfida lanciata dal gruppo tedesco in Franciacorta. All’inizio di aprile del 2015 la «Terrot Italy srl» si è aggiudicata tutti i beni mobili, compreso il magazzino ricambi, il know-how, i disegni, i brevetti e il marchio «Pilotelli Macchine Tessili» dell’omonima srl fallita nell’ottobre del 2013. Alla scadenza del termine previsto dal bando pubblicato dalla procedura, non essendo stata presentata nessuna ulteriore offerta, i beni erano passati alla newco (costituita dal gruppo tedesco Terrot), già in affitto, che aveva preso in carico 36 addetti e, in precedenza, aveva presentato un'offerta del valore di 400.000 euro. Altre incertezze, dunque, per il mondo del lavoro bresciano costretto, ancora una volta, a fare i conti con le scelte decise da gruppi stranieri che prima avevano puntato sul «made in Bs». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

C.PR.
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