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08.07.2020

Agricoltura ritrovata: la filiera della segale

Il bellissimo campo di segale seminata a Malonno vicino alla ferrovia e ormai maturaSalvetti, Bronzini e Zenoni davanti alla loro creatura agricolaI tre amici con la mietitrebbiatrice rimessa a nuovo
Il bellissimo campo di segale seminata a Malonno vicino alla ferrovia e ormai maturaSalvetti, Bronzini e Zenoni davanti alla loro creatura agricolaI tre amici con la mietitrebbiatrice rimessa a nuovo

In questo scorcio d’estate il panorama di Malonno è arricchito da uno spettacolo d’altri tempi: nei campi tiene banco il biondo della segale, e il sogno cullato da Alessandro Salvetti, storico fornaio (la cui attività fondata da un suo avo risale alla fine dell’800), e da alcuni suoi amici di riportare in auge la coltivazione del cereale dalla cui farina si ricava soprattutto un prelibato e storico pane, si è finalmente avverato. In diversi appezzamenti più o meno estesi le spighe stanno maturando e la trebbiatura è programmata per la fine del mese. Non è solo il sogno di un «visionario» che si concretizza, ma anche un ritorno alle tradizioni e ai sapori del passato. «Sono tornato bambino - commenta soddisfatto Salvetti osservando dalla strada che corre parallela ai binari i sui due aiutanti, Ilario e Valentino, al lavoro per ispezionare il campo grande sotto la stazione ferroviaria -; ai tempi in cui in una frazioncina montana vidi per la prima volta una spiga di segale. Ho trascorso tutta la mia vita ricordando l’emozione che ho provato allora nello scoprire che da quei piccoli granelli che tenevo in mano nasceva il pane che mangiavo tutti i giorni. Ricordo le donne, nonne, zie, sorelle, la mamma, che usavano i bastoni per battere il cereale». L’ANZIANO fornaio è talmente entusiasta del risultato ottenuto che ha già un altro obbiettivo: con la pasta che si otterrà dalla farina vuole creare un’alternativa al celebre pizzocchero valtellinese. «La pasta che andremo presto a produrre e che speriamo possa diventare davvero un’alternativa alla pietanza dei nostri vicini si chiamerà segalina. Sono convinto che avrà successo - aggiunge Salvetti - e lasciatemelo dire: chi mangia pane di segale campa cent’anni». C’è una particolarità nella varietà di Malonno? «Nasce da un seme selezionato - spiega Valentino Bronzini, il tutto fare del piccolo gruppo di coltivatori -, la pianta rimane bassa e così non corre il rischio di finire a terra coi temporali. L’altra caratteristica importante è che la resa è più elevata. E poi ci sono alcuni segreti che non svelo». Il campo coltivato dai tre amici vicino alla ferrovia non è stato trattato con nessun prodotto chimico. «Essendo nuovo, fino all’anno scorso ci tagliavano l’erba per gli animali - rivela Bronzini -, per concimarlo non abbiamo nemmeno usato il letame. Poi, in marzo, abbiamo fatto entrare un gregge di pecore che hanno mangiato i germogli. Perché? Eliminando quei 10/12 centimetri, le piantine sono ricresciute più forti e più sane. Il risultato è sotto gli occhi di tutti». A fine mese è prevista la trebbiatura, e per affrontarla i tre non intendono di certo faticare come facevano i loro genitori usando il falcetto. Così si sono dati da fare per tempo, e la scorsa estate nella Bassa bresciana hanno trovato il rottame di una trebbiatrice vecchia di cinquant’anni. E qui è entrato in azione il genio del gruppo: Ilario Zenoni, meccanico in pensione. Ha lavorato tutto l’autunno e l’inverno, aiutato da Valentino che ha girato mezza Lombardia alla ricerca dei pezzi di ricambio, e in primavera la macchina sembrava appena uscita dalla fabbrica. «È un gioiellino e ci darà tante soddisfazioni - dice Ilario con gli occhi che brillano -. Si tratta di una macchina che taglia, raccoglie e pulisce direttamente il prodotto. La segale esce dal serbatoio pronta per il mulino». •

Lino Febbrari
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