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29.07.2019

Caduti dimenticati,
Borno ritrova
la memoria

Le lapidi incomplete che ricordano i caduti di Borno
Le lapidi incomplete che ricordano i caduti di Borno

C’è un pezzo di storia, con nomi e cognomi, che pare essere stato dimenticato. O che magari è stato cancellato appositamente. È difficile capire perchè, ma sulle lapidi alle spalle del monumento, nell’atrio del municipio di Borno e nel cimitero del paese mancano le generalità di una decina di caduti della Prima guerra mondiale. La scoperta risale alla ricerca iniziata dal professor Francesco Inversini, per le scuole e per il paese, con il medagliere con i nomi dei decorati: «Non sono riuscito a capire il motivo - spiega Inversini, che sulla vicenda ha scritto un libro -. Forse perchè era gente non nata a Borno, oppure, uno dei miei dubbi è che quelli che erano finiti prigionieri e poi dati per dispersi all’epoca erano considerati dei traditori, per cui non meritavano di essere messi sulle lapidi». Fare giustizia è lo scopo di questo lavoro che ricorda che all’epoca Borno aveva tre frazioni: l’Annunciata, Cogno e Pian di Borno, e che i morti risultavano integrati nel solo Comune di Borno, che nella Grande guerra pagò un contributo di sangue e dolore inimmaginabile; settantacinque persone in totale, compresi i dieci a cui la ricerca di Inversini ha voluto dare nome, cognome e ambientazione. «Ho cercato di collocare le vicende dei caduti - spiega l’autore - nei luoghi e nelle battaglie in cui hanno perso la vita. Non sono più dei nomi, ma sono delle persone che hanno vissuto le loro vicende. Ho recuperato i nomi delle mamme che negli elenchi non compaiono mai, e ho cercato di ricostruire le vicende più particolari». È IL CASO di quella di un bambino abbandonato perchè i genitori non lo volevano e portato all’ospedale degli esposti di Malegno «dove purtroppo gli hanno affibbiato un nome e cognome terrificanti. Nato a novembre, l’hanno chiamato Novembrini, poi hanno consultato la Bibbia trovando Giosafat e lo hanno chiamato Novembrini Josafat. Quando venne adottato da una famiglia di Borno diventò addirittura Josafatte. Morì in Libia nel 1917 ed è uno dei dimenticati». Il Comune ha preso spunto da questo lavoro che resterà alle nuove generazioni per completare il progetto di spostamento del monumento ai caduti, lapidi da aggiornare comprese, in uno spazio meno angusto di quello attuale. Si pensa alla piazzetta Roma, «ma il progetto vedrà la luce - chiude il sindaco Matteo Rivadossi - nel 2020. Dobbiamo ringraziare il professor Inversini per essersi messo a disposizione con una ricerca che restituisce memoria a chi non l’ha avuta finora». •

Claudia Venturelli
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