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18.06.2019

Boschi distrutti, il recupero è senza fondi

Alberi schiantati dal maltempo nell’ottobre scorso
Alberi schiantati dal maltempo nell’ottobre scorso

«Allo stato dei fatti e con le risorse attualmente a disposizione pensiamo di risolvere il problema nella misura del 20/30%. Abbiamo iniziato consapevoli del fatto che non riusciremo a fare tutto». Queste poche parole sintetizzano le non rosee previsioni fatte in conclusione della sua relazione dal dottore forestale Alessandro Ducoli, responsabile per conto del Parco dell’Adamello dei progetti di recupero dell’enorme quantità di legname rappresentato dagli alberi schiantati dalla tempesta di fine ottobre: complessivamente circa 300mila metri cubi, mentre la ricrescita annua dei boschi camuni si aggira tra i 25 e i 30mila metri cubi. INSIEME ad altri esperti del settore provenienti da varie regioni italiane, Ducoli ha partecipato all’Unimont di Edolo al convegno su risultati e prospettive della gestione sostenibile delle foreste di Valcamonica, organizzato nell’ambito dell’ottava Fiera della sostenibilità nella natura alpina. Un confronto soprattutto con operatori di altre aree italiane che da tempo hanno iniziato con successo il processo di certificazione dei boschi. «La situazione a quasi otto mesi dal disastro - ha ricordato Ducoli - è la seguente: grazie al finanziamento di febbraio (1,9 milioni mentre ne erano stati richiesti una decina) siamo riusciti ad attivare 18 cantieri, nei quali lavorano i boscaioli dei consorzi forestali camuni e alcune ditte boschive, per iniziare ad aggredire un problema che difficilmente riusciremo a risolvere compiutamente». Il tecnico ha anche replicato alle accuse che si riferivano alle mancate pulizie di torrenti e ruscelli in numerosi tratti dei quali si sono creati pericolosi sbarramenti: «Non abbiamo assolutamente dimenticato il reticolo dei corsi d’acqua - ha aggiunto con fermezza -. La questione è che di fronte a un evento di portata così eccezionale facciamo quello che riusciamo. Ci sono difficoltà enormi, situazioni problematiche dal punto di vista idrogeologico, siamo coscienti di ciò, ma non abbiamo la bacchetta magica; non siamo a Trento». Appunto: in Lombardia i fondi straordinari per le emergenze scarseggiano. «Ovviamente se avessimo maggiori risorse la situazione sarebbe migliore - ha proseguito -. Ma qualcosa è arrivato, e ci ha consentito di riaprire almeno le strade e sistemare i punti più critici». I tempi per veder rinascere i boschi? «La normalità è quella dei tempi forestali, quindi secoli. Dovremo perciò abituarci a un bosco che non sarà quello di prima». •

Lino Febbrari
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