MONTAGNA

Bostrico, per gli alberi è emergenza assoluta L’entomologo: «Agire subito»

di Lino Febbrari
Massimo Faccoli (UniPadova) disegna uno scenario preoccupante collegato al clima e ricorda che le infestazioni devono essere gestite con esboschi radicali e molto veloci
Tra gli abeti rossi della Val d’Avio attaccati dal bostrico
Tra gli abeti rossi della Val d’Avio attaccati dal bostrico
La campagna di campionamento del bostrico

La ricerca di contromisure efficaci al bostrico e alla distruzione delle peccete di tutto l’arco alpino mobilita da tempo gli studiosi, che stanno lavorando in alcune aree compromesse da questo minuscolo coleottero da sempre presente nei boschi, un «parassita di debolezza» perché per riprodursi approfitta di alberi che hanno perso vigore.

Una missione per recuperare larve, esemplari adulti e pezzi di corteccia

Uno dei massimi esperti a livello europeo di entomologia forestale è Massimo Faccoli, dell’Università degli Studi di Padova. Originario di Marone, in concomitanza del convegno promosso la scorsa settimana a Edolo dall’Unimont, e dedicato appunto al killer degli abeti rossi, ha svolto un sopralluogo nella Val d’Avio di Temù: una missione finalizzata al recupero di alcune centinaia di larve, di numerosi esemplari adulti e di pezzi di corteccia da esaminare in laboratorio.

Poche settimane per intervenire

Lo studioso ritiene che la situazione che sta preoccupando tutti, non sono per le ricadute ambientali ma anche per quelle (disastrose) paesaggistiche, sia in effetti estremamente grave e che la gestione dell’emergenza fitosanitaria, già di per sé complessa, col bostrico si sia complicata molto: l’aggressività e la velocità dello sviluppo di questa specie concede poche settimane di tempo per intervenire nel controllo delle infestazioni.

L'emergenza iniziata dopo i guai della tempesta Vaia

«La smisurata crescita delle colonizzazioni, in particolare nelle foreste dell’Italia centro orientale, ha avuto inizio dopo i guai causati dalla tempesta Vaia nell’ottobre del 2018 - ricordo Faccoli -. Col passare dei mesi le infestazioni si sono ampliate a macchia d’olio interessando pressoché tutte le vallate alpine.

Poi abbiamo avuto l’estate torrida di quest’anno associata a una fortissima siccità, che ha ulteriormente indebolito la vegetazione rendendola ancora più esposta agli attacchi del coleottero».

Necessario l'esbosco delle aree colonizzate

Per il contenimento dell’insetto, in aiuto agli antagonisti naturali del bostrico («che visto l’aumento esponenziale delle prede non riescono più a limitarne il numero, basti dire che un albero di medie dimensioni può contenere tra i 50 e i 70 mila ospiti»), le amministrazioni forestali devono intervenire rapidamente. Come? «Quello che si deve fare assolutamente è condurre un monitoraggio della densità delle popolazioni, appurare come le stesse oscillano e variano nel tempo e tra le diverse località: un’operazione da portare a termine in contemporanea con il censimento dei danni. Dove possibile bisogna poi procedere in tempi ristretti all’esbosco delle aree colonizzate in cui il parassita è ancora presente - avverte Faccoli -: in questo modo lo si elimina, portandolo fuori dalla foresta ed evitando che le nuove generazioni attacchino altre piante nelle immediate vicinanze».

Abeti sempre più deboli a causa delle ondate di calore

«È un impegno sicuramente gravoso dal punto di vista economico, che però deve essere affrontato, anche a vantaggio di quella che poi potrà essere una normale e naturale successione di queste formazioni forestali, che ahimè nei prossimi anni saranno sempre più soggette ai problemi legati al riscaldamento globale».

«Gli abeti sono infatti piante che amano il fresco o addirittura il freddo - conclude il docente -, e queste improvvise ondate di calore, sommate agli effetti delle tempeste, li renderanno sempre più deboli ed esposti agli attacchi dei parassiti».•.